Innamorati di Patrick Cutrone, il baby fenomeno del Milan che a Lugano spiccò il volo

Era un caldo pomeriggio di luglio del 2017 quando il Lugano all’epoca allenato da Pier Tami ospitava il Milan di Montella.

Imbottigliato nel traffico luganese rinunciai ad andare alla partita. Dovevo farmene una ragione. È così, tra una suonata di clacson di qua e una di là, mi sintonizzai sulla RSI, che trasmetteva la partita.

Lettura delle formazioni iniziali. Che i rossoneri, alla prima uscita, schierassero giovani promesse del calcio italiano era cosa ben nota a tutti. Non sarebbe calcio estivo, altrimenti. Che tra gli undici milanisti in campo vi era anche un fuoriclasse, in pochi lo sapevano.

Eppure, sono bastati solo tre minuti a Patrick Cutrone per segnare il gol che gli ha cambiato la vita. In macchina, sorrido. Quel Cutrone sconosciuto ai più qualcosa mi diceva. Saranno mica inutili più di 10 anni passati a giocare a Football Manager, dai…

Il gol a Cornaredo ha cambiato per sempre la vita di Patrick. Uno al Lugano, altri nella consueta tournée estiva alle migliori squadre del mondo. E allora ecco che cambiano le gerarchie societarie. Quel Cutrone non era un semplice prodotto del vivaio da valorizzare in giro per l‘Italia a suon di prestiti e campionati minori.

Patrick ha convinto Montella e società a farlo rimanere a Milanello. Con i grandi. Perché è con i grandi che si diventa grandi. Ha la faccia pulita di un ragazzo che tra sogni e speranze si è ritagliato un posto nel calcio che conta, quel calcio che gli sembrava inavvicinabile. Da quel caldo pomeriggio di Lugano sono passati poco più di 12 mesi e “Cutro“ è ancora lì: in rosssonero a far sognare milioni di tifosi.

21 reti in 53 presenze. La favola Cutrone, bene o male, la conosciamo tutti. Ma è sempre bello sottolineare come, parte della carriera nel mondo dei grandi, del “nuovo Inzaghi“ sia partita dal nostro Ticino.

RV

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