Eric Di Manno, il “formatore. “Quante soddisfazioni allenando i giovani”

La fortuna di fare questo lavoro è che, spesso e volentieri, incrociamo, (ri)sentiamo, (ri)vediamo personaggi con cui, nel corso della nostra “carriera” calcistica, abbiamo condiviso del tempo.

È il caso di Eric Di Manno, oggi allenatore della U15 del Team Ticino. Rileggendo l’intervista inviataci dal Team Ticino, ci siamo permessi di fare una piccola introduzione perché nelle dichiarazioni di “Dima” non c’è nulla di falso e ci piace sapere che non è cambiato di una virgola. È rimasto sempre lui: pacato e ordinato, sognatore e realista, ma sempre con la stessa passione che lo contraddistingue.

Di seguito l’intervista made in Team Ticino

Conosciamo meglio uno dei più navigati allenatori presenti al TeamTicino: Enrico Di Manno. Un vero e proprio formatore e oggi allenatore della U15.

Enrico, da quanto tempo sei al Team e che tipo di percorso hai fatto?

“Sono tra i veterani ormai, è 11 anni che lavoro con i giovani qui a Tenero. Nel tempo ho scelto di specializzarmi con i ragazzi dell’U15 e dell’U16. Inoltre formo tutti gli attaccanti: dalla U14 alla U18”

Che cosa significa lavorare con gli adolescenti?
“È piuttosto complicato. Bisogna avere tanta pazienza e passione e devi veramente apprezzare lo stare insieme a loro, perché in cambio ricevi molte soddisfazioni”

Quali i problemi che riscontri?

“Direi che tra le problematiche frequenti ci sono le aspettative che hanno i ragazzi. A volte vanno oltre le loro possibilità e si caricano di pretese che sono irraggiungibili. È sicuramente giusto avere degli obiettivi ma questi devono essere realizzabili. Io cerco di trasmettere anche questo messaggio. Detto ciò è comunque importante sottolineare che tutti i ragazzi del Team, durante questo percorso, conoscono un miglioramento importante”

Quanto conta la psicologia nel rapportarsi con loro?

“Molto. Infatti questo lavoro è cambiato negli anni e quindi oggi non sei più solo il mister, ma anche una sorta di secondo padre e uno psicologo: è un lavoro a 360 gradi. Ognuno ha la sua testa, il suo modo di fare e il suo carattere e da parte mia cerco di capire i loro problemi, i loro stati d’animo e spiego che il calcio non è l’unica attività che esiste nella vita”

Che tipo di allenatore sei?

“Credo di essere piuttosto tranquillo. Sono stato definito “il formatore” ed è un termine che mi piace e mi si addice. Mi stimola lavorare con loro sia sotto il profilo psicologico sia sotto quello fisico. Negli anni credo di aver fatto abbastanza bene portando fino agli U18 diversi giocatori che sono migliorati e cresciuti partendo dalla seconda squadra dell’U15”.

Ci sono dei punti di riferimento?

“Non credo, ogni allenatore ha il suo modo di fare e preferisco non copiare da altri. Credo tu debba valorizzare i tuoi punti forti e il tuo carattere per far passare gli insegnamenti che vuoi trasmettere”

Fai parte degli allenatori che adeguano il modulo al tipo di giocatori o viceversa?

“A dire il vero non credo nei moduli, ma nei giocatori. Oltretutto, in queste categorie, non siamo ancora così rigidi sugli schemi da seguire. Certo, abbiamo dei movimenti che cerchiamo di insegnare ai ragazzi e proviamo a far passare il messaggio nel miglior modo possibile, ma senza essere categorici. Preferisco che trovino la loro maniera di esprimersi in campo”.

Chi vuole fare il tuo percorso quali caratteristiche deve avere?

“Anzitutto deve essere un formatore e avere la passione e il piacere di lavorare con i giovani. Con tutti i problemi, come detto prima, che questo comporta. I ragazzi a quest’età hanno molti cambi d’umore, hanno continui alti e bassi e gli ormoni che corrono veloci. Per questo il formatore deve avere la pazienza di aspettarli e soprattutto essere sempre corretto e onesto, anche perché sono molto svegli e non sfugge loro nulla. In definitiva è fondamentale riuscire a capire il ragazzo e insieme a lui far uscire il massimo del suo potenziale”

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