Editoriale: Salvate il “soldato” Mangiarratti

Il cli­ma nel­lo spo­glia­to­io del FC Chias­so è piut­to­sto teso. Dopo la scon­fit­ta da squa­dra “imma­tu­ra” nel deli­ca­to incon­tro con l’Aarau, a gio­ca­to­ri e diri­gen­ti ros­so­blù è sta­to impo­sto il silen­zio stam­pa. Una scel­ta, det­ta­ta dai pia­ni alti, che non ha sor­pre­so la mag­gior par­te del­la stam­pa, in quan­to “pre­ve­di­bi­le” e “data­ta”. E sic­co­me non è la pri­ma vol­ta che al Riva IV si vive una situa­zio­ne simi­le, allo­ra ecco che la ricet­ta per usci­re dal perio­do nega­ti­vo esi­ste. Ed esi­ste eccome.

Secon­do i più infor­ma­ti, al gio­va­ne tec­ni­co ros­so­blù Ales­san­dro Man­giar­rat­ti è sta­to impo­sto l’ultimatum per sal­va­re la pan­chi­na. Tra­dot­to: o fa pun­ti con­tro lo Sciaf­fu­sa, o la sua avven­tu­ra al timo­ne del Chias­so fini­sce qui. E sareb­be un gran peccato.

Alessandro Mangiarratti – FC Chiasso

Per­ché l’allenatore tici­ne­se, for­ma­to­si qua­le tec­ni­co nel Team Tici­no, di col­pe ne ha poche e se ne ha è per­ché a 40 anni, alla pri­ma espe­rien­za in Chal­len­ge Lea­gue, non si può mica esse­re per­fet­ti. Ma que­sta la socie­tà di con­fi­ne lo sape­va fin dall’estate, o meglio da mesi pri­ma che l’ex gio­ca­to­re del Bel­lin­zo­na comin­cias­se a gui­da­re i momò, quan­do i con­tat­ti tra le par­ti si intensificarono.

E allo­ra per­ché dele­git­ti­ma­re un gio­va­ne alle­na­to­re pre­pa­ra­to (altri­men­ti non sareb­be sta­to chia­ma­to dal­la Nazio­na­le U17 per fare il vice a Mari­ni) quan­do i gio­chi non sono anco­ra fat­ti e di tem­po per lavo­ra­re a assi­mi­la­re i suoi con­cet­ti di gio­co ce n’è anco­ra in abbondanza.

Alessandro Mangiarratti

Nel cal­cio, pur­trop­po o per for­tu­na, fun­zio­na così: a paga­re è e sarà sem­pre l’allenatore, pre­pa­ra­to o meno che sia. Se i risul­ta­ti non sono all’altezza il pri­mo a paga­re dazio è l’allenatore. E chi se ne impor­ta se l’età media del­la squa­dra è di 22,7 (!) anni e par­te dei gio­ca­to­ri è alla pri­ma espe­rien­za in Chal­len­ge League.

La clas­si­fi­ca del Chias­so reci­ta: 11 pun­ti, sino­ni­mo di +1 dall’ultimo posto (occu­pa­to dall’Aarau) e ‑3 dal­la terz’ultima (il Kriens). Un ren­di­men­to che, attual­men­te, rispec­chia gros­so­mo­do le ambi­zio­ni e la tra­di­zio­ni di un club che sì fa fati­ca, ma con le unghie e con i den­ti è sem­pre riu­sci­to a sal­var­si con ono­re e digni­tà, meri­to anche di una ristret­ta fran­gia di tifo­si che da anni segue e sup­por­ta i pro­pri benia­mi­ni sfi­dan­do il fred­do inver­na­le e tra­smet­ten­do il loro calo­re tra le mura del Riva IV.

E allo­ra cosa rim­pro­ve­ra­re al “sol­da­to” Man­giar­rat­ti, che in 13 par­ti­te di cam­pio­na­to non ha fat­to né peg­gio né meglio di un suo pre­de­ces­so­re esper­to e sca­fa­to come Giu­sep­pe Scien­za? Si pos­so­no, se pro­prio si deve, rim­pro­ve­ra­re le par­ti­te per­se inge­nua­men­te nei minu­ti fina­li. Ma del pun­to con­tro il Losan­na e del­le par­ti­te gio­ca­te a viso aper­to con­tro Vaduz e Will, o Lucer­na in Cop­pa Sviz­ze­ra, non se ne tie­ne con­to? Oppu­re il club ros­so­blù nutre ambi­zio­ni più impor­tan­ti di una “suda­ta salvezza?”.

Alessandro Mangiarratti

L’impressione è che il “Man­gia”, que­sto l’epiteto eti­chet­ta­to­gli da alcu­ni tifo­si, ha anco­ra a dispo­si­zio­ne 90’ per sal­va­re la pan­chi­na e rilan­ciar­si. Ma con un grup­po dal­la sua par­te nul­la è impos­si­bi­le. E allo­ra toc­che­rà pro­prio ai suoi fede­lis­si­mi sal­va­re il sol­da­to Mangiarratti.

RV

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