Caos Calcio: appunti di resistenza (1). Il Ticino è veramente fermo in stazione?

Pren­de via oggi, mar­te­dì 1 gen­na­io 2019, la nuo­va rubri­ca set­ti­ma­na­le di Laborsport.com. Caos Cal­cio, con­tra­ria­men­te a quan­to facil­men­te dedu­ci­bi­le dal nome, non sarà esclu­si­va­men­te una rubri­ca “avve­le­na­ta”, ma una serie di appro­fon­di­men­ti su epi­so­di, dichia­ra­zio­ni e/o avve­ni­men­ti che ani­ma­no il cal­cio nostrano.

Ci si è resi con­to che sul Tici­no cal­ci­sti­co tira aria mal­sa­na? No. Non ci si ren­de con­to per­ché del cal­cio, fat­to in que­sto modo, la gen­te si è stan­ca­ta. Rima­ne uno sport cir­co­scrit­to a una nic­chia di pre­sun­ti addet­ti ai lavo­ri che si scam­bia­no favo­ri tra loro e che resta­no, sta­ti­sti­ca­men­te par­lan­do, anche gli uni­ci spet­ta­to­ri del­le par­ti­te. La cor­ni­ce sui cam­pi del Tici­no è quel­la di gio­ca­to­ri e loro paren­ti, fidan­za­te, ami­ci, pro­cu­ra­to­ri, osser­va­to­ri, diri­gen­ti. Mes­si tut­ti insie­me, fan­no cen­to spet­ta­to­ri di media per una par­ti­ta di secon­da lega, cen­to­set­tan­ta per una di pri­ma lega e tre­cen­to per una di Chal­len­ge Lea­gue dove è anco­ra pos­si­bi­le sti­ma­re una cin­quan­ti­na di tifo­si che non han­no coin­vol­gi­men­to diret­to con chi si spar­ti­sce la tor­ta e va allo sta­dio per lavoro. 

Le cose van­no for­tu­na­ta­men­te un po’ meglio a Luga­no e Bel­lin­zo­na dove si regi­stra­no tut­ta­via le discre­pan­ze tra la peg­gior affluen­za del­la Super Lea­gue e la miglio­re in asso­lu­to di pri­ma pro­mo­tion (che poi sareb­be nume­ri­ca­men­te anche la quin­ta miglio­re in Chal­len­ge Lea­gue): si par­la comun­que di nume­ri irrag­giun­gi­bi­li in tem­pi medi da qua­lun­que altro club del­la regio­ne. Si trat­ta di nume­ri insod­di­sfa­cen­ti per poter pen­sa­re ad un decol­lo o a un ritor­no al passato. 

Se non bastas­se­ro que­ste pre­oc­cu­pa­zio­ni, ce ne sareb­be­ro di altret­tan­te gra­vi e di natu­ra tec­ni­ca. L’osteria è un posto mera­vi­glio­so, ma i diri­gen­ti non ci van­no. Pri­ma di scri­ve­re che un gio­ca­to­re rela­ti­va­men­te gio­va­ne potreb­be lascia­re la Serie B ita­lia­na per ser­vi­re la cau­sa regio­na­le di una squa­dra di Chal­len­ge Lea­gue biso­gne­reb­be ricor­dar­si del pro­prio ruo­lo. Sono cose da oste­ria, ma in oste­ria i diri­gen­ti non ci van­no per­ché sono impe­gna­ti a fare il mer­ca­to vero: a rin­for­za­re la pro­pria squa­dra con ragaz­zi­ni di 15 anni. Ope­ra­zio­ni di mar­ke­ting che non fini­sco­no nel­la clas­si­fi­ca­zio­ne “spaz­za­tu­ra” sol­tan­to per­ché non sono inte­res­san­ti. Nel sen­so che: non inte­res­sa­no. Non fan­no audien­ce per­ché l’audience del cal­cio tici­ne­se è ai mini­mi sto­ri­ci e lo dimo­stre­reb­be l’ingresso gra­tui­to alle par­ti­te: sareb­be un fal­li­men­to anche quello. 

Ades­so che la frit­ta­ta è fat­ta – per­ché l’allarme era scat­ta­to già da un po’ di sta­gio­ni – c’è spa­zio per tut­ti. Tira un’aria da ciar­la­ta­ni che gior­no dopo gior­no pro­cu­ra per­fi­no un fasti­dio. Si annun­cia­no ope­ra­zio­ni di mer­ca­to inu­ti­li che nem­me­no sono rea­li e ven­go­no smen­ti­te. Ci si sen­te tut­ti bra­vi a fare i diret­to­ri spor­ti­vi annun­cian­do gio­ca­to­ri giu­sti, al posto, giu­sto, al momen­to giu­sto: cose che una vol­ta, per rispet­to del­la pro­pria pro­fes­sio­ne e per non con­ti­nua­re a toc­car­si i coglio­ni, si pro­cla­ma­va­no a risul­ta­ti acquisiti. 

I diri­gen­ti del cal­cio tici­ne­se, i pro­prie­ta­ri dei clubs, i diret­to­ri ope­ra­ti­vi, han­no trac­cia­to una stra­da peri­co­lo­sa che non por­te­rà a bene­fi­ci imme­dia­ti e pare pri­va di pro­get­tua­li­tà. Insom­ma, si navi­ga come sem­pre a vista e men­tre la Sviz­ze­ra che gio­ca al cal­cio che pia­ce alla gen­te viag­gia come un tre­no sen­za fer­ma­te, quel­la che gio­ca al cal­cio par­la­to resta fer­ma in stazione. 

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