Lugano e Ambrì analizzati da Ariele Mombelli: “Bianconeri mina vagante. Leventinesi, comunque vada sarà un successo”

Abbiamo intervistato il giornalista sportivo della RSI sulle situazioni di Hockey Club Lugano e HCAP

Qual è il vero Lugano?

“Mi rifiuto di pensare che il vero Lugano sia quello visto all’opera nelle ultime settimane. Quella squadra è semplicemente una conseguenza di una serie di scelte sbagliate e di poca chiarezza dentro e fuori dal ghiaccio, dall’estate scorsa fino ad oggi. Mi riferisco ad esempio al (non) rinnovo di Ireland, ad alcune pecche a livello di comunicazione e ad una mancata linea strategica chiara. I tifosi, che va ricordato hanno risposto presente alla grande con oltre 5’000 abbonamenti ad inizio anno, non sanno in che direzione si sta andando: questo penso sia quello che fa più male. Il vero Lugano in ogni caso resta quello in grado di mettere in grande difficoltà lo Zurigo lo scorso anno in finale”.

Pensi che possa uscire da questa situazione di crisi? Se si come?

“In un campionato equilibrato come non mai penso che basti davvero poco, soprattutto quando le potenzialità non mancano. Oltre a due o tre vittorie di fila, in qualsiasi situazione di crisi fondamentale è sviluppare un forte senso di unione e appartenenza, di “noi contro tutti e tutto”, ciò che peraltro sta provando di fare Ireland. Se riuscissero ad uscire da questo momento e a centrare i playoff i bianconeri potrebbero diventare una mina vagante. Chissà che la loro forma migliore non possa arrivare proprio nel momento clou della stagione”.

L’Ambri sta stupendo: credi possa durare il buon momento di forma dei leventinesi?

“In Leventina si sta andando oltre ogni più rosea aspettativa, ma è difficile dire quanto durerà. È vero che Cereda può contare sulla linea più produttiva di tutto il campionato, ma non va neanche dimenticato che la qualità nel bottom six – nonostante una stagione di grande sacrificio – non è delle migliori. I playoff sono raggiungibili, perché non si è a soli due punti dal terzo posto per caso, ma bisogna essere anche realisti: se non dovessero arrivare, visto l’ampio margine sul Davos 11o, la stagione andrebbe comunque valutata in maniera positiva”.

Sapresti indicare i tre migliori del Lugano e dell’Ambri?

“Parto dall’Ambrì perché è un compito più facile: i primi due sono logicamente Kubalik e Zwerger. Due talenti che sarà difficile vedere ancora per molto in Leventina. A loro aggiungo Guerra, senza ombra di dubbio alla miglior stagione in carriera sia sul piano offensivo che difensivo. Per quanto riguarda il Lugano dico Hofmann, Sannitz e Riva. Tre giocatori che anche nelle difficoltà hanno continuato a offrire ottime prestazioni”.

Chi invece, delle due squadre, sta deludendo le attese?

“Difficile valutare. Sicuramente ad Ambri tutti si aspettavano di più da Kienzle, che ha firmato un contratto di lunga durata, e da Kneubühler, giovane che non è riuscito a ritagliarsi molto spazio nonostante un gioco che si addice alle sue caratteristiche. In casa Lugano gli stranieri hanno spesso giocato sotto le loro potenzialità: mi riferisco soprattutto a Lapierre e Lajunen. Ma sono convinto che con la loro esperienza sapranno tornare su ottimo livelli.”

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