Caos Calcio: appunti di resistenza. Motivazioni e ambizioni sconfitte dal denaro: vero o falso?

E’ pre­su­mi­bi­le che il cal­cio tici­ne­se avreb­be man­te­nu­to mag­gio­ri rispet­to e cre­di­bi­li­tà se aves­se atte­nua­to rive­ren­ti emu­la­zio­ni ita­lio­te e annes­si nar­ci­si­smi, a favo­re di una sostan­zia­le spon­ta­nei­tà che non avreb­be com­pro­mes­so affat­to la qua­li­tà tec­ni­ca e, pro­ba­bil­men­te, nem­me­no i risultati. 

Inve­ce, tra addii, ritor­ni, nuo­vi arri­ve­der­ci e nuo­vi vol­ta­fac­cia non ci si capi­sce dav­ve­ro più nien­te. E non è un caso che alla fine la ruo­ta con­ti­nui a gira­re al con­tra­rio stra­vol­gen­do prin­ci­pi mora­li che dovreb­be­ro esse­re alla base del­lo sport. 

Per­ché quan­do il dena­ro diven­ta l’elemento prin­ci­pa­le nel­la scel­ta pro­fes­sio­na­le di un gio­ca­to­re, si azze­ra­no le cate­go­rie e fini­sce che per quat­tro spic­ci si pre­fe­ri­sca scen­de­re di livel­lo pas­san­do nel giro di bre­vis­si­mo tem­po da un cam­pio­na­to pro­fes­sio­ni­sti­co ad uno ama­to­ria­le. Fini­sce che ci si dimen­ti­chi dove aver spu­ta­to e si appro­fit­ti dell’imbarazzante cre­sci­ta di una nou­vel­le vague di diri­gen­ti i cui valo­ri si misu­ra­no a rovescio. 

Non si vuo­le in que­sta sede pun­ta­re alcun indi­ce. I fat­ti par­la­no chia­ro per­ché gira­no cifre che imba­raz­za­no. Si scri­ve di “col­pi”, “con­trat­ti” (lad­do­ve non esi­sto­no nem­me­no), si scat­ta­no foto pre­sen­tan­do pro­vet­ti cam­pio­ni del mon­do avval­lan­do­ne anche pre­sun­te qua­li­tà uma­ne al di fuo­ri dell’ordinario.
Tut­to fa bro­do, ma fino ad un cer­to pun­to. Il gio­co pia­ce evi­den­te­men­te a chi ha le tasche pie­ne, ma taglia fuo­ri colo­ro che si sono fat­ti le ossa sul cam­po, le squa­dret­te di pae­se e quel­li che ten­ta­no di sta­re a gal­la con la poli­ti­ca del­le sezio­ni allie­vi e del­la gra­dua­le matu­ra­zio­ne dei ragazzi. 

Non ha impor­tan­za chi abbia ini­zia­to. La com­pli­ci­tà met­te tut­ti allo stes­so livel­lo. Le moti­va­zio­ni e le ambi­zio­ni sono di tipo esclu­si­va­men­te eco­no­mi­co. Non c’è più qual­cu­no che inve­ste una sta­gio­ne accon­ten­tan­do­si di un rim­bor­so spe­se per pre­di­li­ge­re un obiettivo.
Fino a qual­che anno fa si gio­ca­va anco­ra per l’allenatore, per il logo, per il club, per il desi­de­rio di arri­va­re lad­do­ve l’ostacolo sem­bra­va inva­li­ca­bi­le. Oggi, si lascia la bor­sa se i sol­di non arri­va­no pun­tual­men­te. For­se per­ché si spen­de più di ciò che ci si può per­met­te­re: lo sap­pia­mo, è tut­ta un’altra sto­ria, ma for­se è la con­se­guen­za di come si sono ridi­stri­bui­te le car­te sul tavolo. 

Ben ven­ga la peste. For­se i gran­di capi potreb­be­ro rive­de­re le loro stra­te­gie. Per­ché, tira da una par­te, o mol­la dall’altra, la coper­ta resta sem­pre la stessa.

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