Lugano: malato di cosa?

Lo hanno dichiarato i giocatori: “Non sarà facile salvarsi”. Novanta minuti hanno cancellato le aspettative dell’ambiente bianconero, riportando sul pianeta terra l’astronave malata di troppe affrettate dichiarazioni. Verrebbe da chiedersi com’è che novanta minuti abbiano già cambiato le prospettive.

Ma come? Lo chiediamo principalmente ai giornalisti professionisti, ai giocatori stessi, allo staff: il traguardo fino a tutto ieri mattina non era diverso e più ambizioso di una “sofferta” salvezza? Ma come? Si leggeva che quasi quasi Piccinocchi fosse in odor di ritorno in rossonero e oggi la prestazione deludente del centrocampo contro il Thun è figlia dell’assenza di Sabbatini? Cercare di essere un po’ più razionali e meno frettolosi di pronosticare il futuro, farebbe esclusivamente il bene della squadra e delle persone che a Cornaredo ci lavorano. Invece, si vuole tutto subito e si pretende un anticipo di ciò che al momento la nuova squadra non riesce evidentemente a dare.

Si è cambiato molto, si è scritto e si è detto che lo si è fatto in meglio, ma non è detto che non sarà così solo perché il Thun ha sbancato facilmente Cornaredo. Una considerazione è però oggettiva e proprio per questo, preoccupante. Le vittorie interne contro San Gallo, Thun e Xamax che hanno contraddistinto l’inizio dell’era Celestini – con tre vittorie in dieci giorni – sono state tutte quante figlie di un tipo di gioco che a distanza di 100 tramonti risulta sempre lo stesso.

Anche ieri, così come contro San Gallo, Thun e Xamax, il Lugano avrebbe potuto colpire e portarsi in vantaggio se il biondo Bottani non avesse sbagliato la rifinitura di una classica perfetta transazione offensiva. Il Thun ha dettato legge per tutti i primi 45’ e solo Baumann ha tenuto in corsa i bianconeri. Il Thun ha corso senz’altro di più e ha fatto la partita.

Al Lugano manca una proprietà tanto cara ad Abascal: la fase di possesso. Negli abbondanti cento giorni di gestione Celestini si è visto poco Losanna e questo, giusto discuterne, è stato uno degli elementi che hanno portato all’altare il 43enne tecnico vodese ed il club bianconero. Verrebbe da chiedersi come mai il Lugano – oggi – non sia più in grado di recitare una partita da protagonista. Questa è forse la prima cosa da capire.

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