Caos Calcio: appunti di resistenza (8). Sport e Scommesse: operatori mai sazi di proposte e palinsesti sempre più gonfi

Nei giorni scorsi, il Presidente della Federazione Italiana Pallacanestro si è fatto portatore di una iniziativa che ha fatto discutere. “Vogliamo presentare al governo una proposta perché avvii l’iter per una legge che vieti le scommesse sui campionati giovanili”.

A dare l’allarme, come si trattasse di un fulmine a ciel sereno, non è stata l’Italia. Il quotidiano sloveno Primorski ha infatti dedicato parecchio spazio per approfondire cause e conseguenze del nuovo palinsesto legato alle scommesse che da gennaio annovera tra i pezzi forti anche quelle relative al campionato italiano Under 20 di pallacanestro.

Roberto De Ponti del Corriere della Sera ha poi riassunto in un interessante articolo quanto accaduto. L’ultima frontiera delle scommesse sembra essere quella di puntare su partite di cui si conosce poco o nulla e alle quali partecipano spesso ed in larga maggioranza ragazzi minorenni. Sui siti di gioco on line, al fianco a NBA, Eurolega e ai maggiori campionati di tutto il mondo, sono comparse le quotazioni di partite di «Italia — Campionato regionale U20».

Tutto è cominciato il 22 gennaio 2019, quando sulla pagina Facebook dell’Associazione Dilettantistica Dom, piccola società cestistica della minoranza slovena a Gorizia, è comparso un messaggio in inglese: «Complimenti per la vittoria della vostra squadra U20, sapreste per cortesia dirmi il risultato del primo quarto?». Una domanda a dir poco bizzarra, soprattutto perché arrivava da un utente di Tokyo. In realtà poi non tanto bizzarra, dando un’occhiata ad uno dei più importanti siti di scommesse mondiali: su quella partita si poteva scommettere in tempo reale, con le quote che si modificavano a seconda del risultato durante il match e le indicazioni di ogni canestro, play by play. Curioso, trattandosi un campionato dove i risultati vengono puntualmente pubblicati sul sito della Fip con giorni e giorni di ritardo…

Premessa (lunga) per arrivare a scrivere che nel calcio le cose funzionano così oramai da qualche anno. Tant’è che lo scopo prioritario dei colossi della scommessa è quello di proporre a qualsiasi ora del giorno la possibilità di fare il proprio gioco. Ecco quindi che si organizzano partite amichevoli tra squadre dilettantistiche – anche in Svizzera, anche in Ticino – in orari di calendario scarso. Partite ufficiali e garantite regolarmente dalla presenza di una terna, ma alle quali possono partecipare anche giocatori in prova e non tesserati per la società di cui vestono la maglia. Elementi che trasformano in azzardo quello che potrebbe essere un gioco legato a specifica competenza.

Sembra oramai tanto lontano il periodo del proibizionismo quando a farla da padroni del mercato erano solo i cavalli. Oggi, l’ippica raccoglie solo una minima parte della torta che l’offerta di migliaia di eventi al giorno sui quali scommettere è diventata enorme. Tant’è che si è perso il conto anche degli operatori on line che a suon di bonus invitano potenziali nuovi clienti all’iscrizione.

Altro problema è quello del diretto coinvolgimento dei protagonisti cui risulta apparentemente facile guadagnare qualche extra grazie alla varietà di scommesse su un evento di cui ne fanno parte. Non significa truccare una partita. Significa scommettere su chi segnerà per primo o per ultimo, su chi calcerà il primo corner, chi vincerà la palla a due o il primo ingaggio: e qui, forse, si potrebbe intervenire limitando e confinando l’offerta entro certi limiti.

“La corruzione è viscida. Bisogna assolutamente educare i tesserati. Devono capire che anche la battuta scherzosa con un amico può essere una informazione illecita, che comporta dei rischi disciplinari enormi. Io stesso faccio tanti incontri, tanta formazione, con gli atleti, per spiegare tutte le situazioni pericolose da evitare assolutamente. L’attività di formazione e informazione verso i giovani atleti è fondamentale”. A dirlo ad Agi.it è l’avvocato Marcello Presilla di Sportradar.

Si è discusso anche sulla possibilità di ritorno al passato, limitando le scommesse e cambiandone i parametri. A tal proposito risulta più degli altri efficace la tesi di Presilla che rimane uno dei massimi esponenti di una società che si occupa di segnalare alle forze dell’ordine le anomalie di scommesse su determinati eventi.
“Il ritorno al proibizionismo non sarebbe una soluzione. Anzi, il sistema sarebbe meno controllabile: lo scommettitore continuerebbe a fare le sue puntate ma con allibratori clandestini, e con formule e modalità che verrebbero gestite dalla malavita. Pensiamo al basket NBA: l’America è all’anno 1, ha appena abbattuto il muro che impediva le scommesse pubbliche, che però sono sempre esistite, come sappiamo anche da Las Vegas. Così come sappiamo che c’è stato il problema del match fixing, cioè delle partite truccate. Tanto che un arbitro, in cambio della protezione dell’FBI, ha confessato di aver falsato il risultato di 40 partite, sotto minaccia di malavitosi. La gente scommetteva dagli allibratori ai Caraibi invece che negli Stati Uniti, ma scommetteva sempre. Il fenomeno è diffuso in tutto il mondo e riguarda tutti gli sport.

Di più, ora come ora, la scommessa è il servizio più globalizzato nel mondo: ogni scommettitore ha accesso in qualsiasi paese e in qualsiasi campo, con mille opzioni da scegliere, con leggi che variano da paese a paese”. (Avv. Marcello Presilla – Sportradar)

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