CaosCalcio: appunti di resistenza (12). Ma cosa succede a Mendrisio?

Una partita di calcio. Di giorno o di notte. Azioni, goal, emozioni che vanno via una dopo l’altra, così come i grandi campioni e gli allenatori che di una squadra ne hanno indossata la maglia. Magazzinieri, raccattapalle, amici, tifosi senza tempo che hanno lasciato la forma delle loro chiappe sui bus diretti oltre San Bernardino e Gottardo.

Partite che non fanno dormire per l’eccitazione di una grande rimonta in 9 contro 11 davanti alla faccia scura di un Rocco Delli Colli che nel fango del Comunale lascia lì la promozione e partite che non fanno dormire dalla rabbia come le tante, troppe: come quella di sabato scorso.

Partite che ti fanno rialzare una domenica mattina orgoglioso di essere un tifoso e di andare a Messa perché tutti ti chiedano come sia andata o partite andate così-così da rallegrarti comunque per essere anche solo un piccolo membro di una grande famiglia. Altre (come quella di sabato scorso) che ti fanno vergognare e per le quali non basterebbe tutta la candeggina del mondo. Non basterebbero dieci Ave Maria per cancellare le bestemmie.

Il FC Mendrisio – per i tantissimi che non lo sanno – appare nel libro d’oro del calcio svizzero alla pagina 15 di 234: dopo l’indice, il saluto dell’autore, quello del Presidente della ASFA – Ernest Thommen – e nel primo capitolo intitolato “Le Football en Suisse”.

Nella sua età d’oro e quindi molto prima dell’attuale anziano preludio di eutanasia, il FC Mendrisio è stato molto più di un semplice club calcistico e questo non solo per i risultati ottenuti sul campo. Fino a qualche anno fa, vestire la maglia del FCM era un obiettivo comune anche a grandi campioni del calcio regionale e a quelli d’oltre confine che non erano di certo gli attuali attori presentati con connotati e curriculum non corrispondenti per bravura ed “educazione” sportiva a quanto in calce all’etica della gloriosa società. E quello che si è visto sabato al Comunale – nella giornata dedicata alle famiglie e alla festa della Sezione Allievi – non è stato un esempio da seguire.

I comportamenti dentro e fuori il campo di gioco hanno confermato che se non si appartiene ad una categoria i nodi vengono al pettine più velocemente di quanto ci metta un pesce morto nel salire a galla. Se nessuno si era accorto che il San Gallo sceso in campo al Comunale fosse quanto di più rattoppato ed improvvisato mai visto negli ultimi anni (complici le necessità della traballante prima squadra di Zeidler) sono bastate due squadre mediocri quali Höngg e Winterthur per delineare i limiti di elementi che dovrebbero ringraziare i Santi per la fortuna di mettere in curriculum qualche gettone di presenza nel calcio professionale.

Al Comunale si sono parlate tutte le lingue prima ancora che in altri stadi della Svizzera. E come lo si è fatto a Mendrisio, non così è stato altrove. Mendrisio è l’appuntamento cui nessuno ha mai voluto mancare. Mendrisio è sempre stata la meta della città che va in campagna.

Poi, la lenta chiusura delle menti, i confini, l’oblio, l’avvento degli slogan come fossero farmaci, la nostalgia e per qualcuno anche l’eutanasia.

La speranza di chi scrive è soprattutto quella di incuriosire quanti sabato non c’erano e quanti (da oggi) saranno costretti a confessarsi. Sarà molto più bello essere qui tra un paio di mesi, cliccare sulla voce “caos calcio” e lasciare una smile con il dito medio eretto agli autori di questa lettera quando il FC Mendrisio avrà raggiunto o anche solo avvicinato i propri obiettivi.

Come diceva il compianto Tognazzi, sarà anche bello sputarsi in faccia guardandosi pietosamente in uno specchio per aver scritto tutte queste cazzate. Ma una cosa resta valida: perdere come accaduto contro l’ Höngg è accettabile. Perdere con il Winterthur lo sarebbe stato anche. Ma non offendendo e violentando i valori dello sport e della società che si rappresenta.

Lettera firmata

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