Il Team Ticino, la Juve, l’Empoli e Ibra e Inzaghi come modello. Intervista a Carlo Manicone

Da Team Ticino

È arrivato a Chiasso a fine gennaio e ora è a disposizione di mister Manzo per dare il suo contributo. Carlo Manicone – attaccante e figlio dell’ex giocatore e ora vice di Pektovic in Nazionale, Antonio – ha le qualità per fare bene. Anche lui, in passato, ha vestito la maglia del Team Ticino e lo abbiamo voluto sentire per fare il punto della situazione sulla sua ancor giovane carriera.

Carlo, ci riassumi il tuo percorso sportivo?

“Ho iniziato a tirare calci a un pallone da piccolo, nel Basso Ceresio, poi sono passato alle giovanili del Chiasso e subito dopo ho frequentato il Team Ticino. Un’esperienza molto positiva della quale ho un bellissimo ricordo. Soprattutto l’anno giocato con mister Minelli nella U16 quando abbiamo avuto la possibilità di metterci in mostra; eravamo una buona squadra e giocavamo contro le squadre più forti in Svizzera. Mi ricordo che facemmo anche alcuni tornei all’estero che ci diedero una bella carica ma soprattutto ci fecero capire che ci stavamo avvicinando al calcio dei grandi. Sono poi approdato alle giovanili della Juventus, e quindi all’Empoli dove sono rimasto per due anni. Infine, lo scorso anno, ho risposto alla chiamata del Lugano. A fine stagione ho però subìto un infortunio al ginocchio (n.d.r. all’ultima di campionato a Cornaredo, dopo soli 12 minuti) che mi ha tenuto fermo per un po’. E ora, da qualche mese, sono in prestito al Chiasso. Un ritorno alle origini”.

Come stai? Hai recuperato completamente?

“Sì. Ho avuto qualche problema muscolare nella fase di recupero, ma è normale perché il corpo deve adattarsi ai carichi di lavoro a cui è sottoposto. Ora sono tornato in forma e sto bene”.

E con la squadra come ti trovi?

“Mi trovo bene e sono stato facilitato dal fatto che molti compagni li conoscevo dai tempi del Team Ticino. E questo, in campo è molto importante, in quanto conosci le qualità e le abitudini dei ragazzi con i quali giochi ed è più semplice trovare un’affinità. In generale siamo una squadra giovane, con molta voglia di lavorare e soprattutto di salvarci”.

Che ricordi hai del Team Ticino e che cosa ti ha lasciato quell’esperienza?

“Mi ha aiutato molto perché, in un periodo particolare come l’adolescenza, ti fa capire che cosa significa il calcio vero e ti forma sotto tutti gli aspetti del professionismo: dall’alimentazione alle ore di sonno. Infatti il calcio non è solo il rettangolo da gioco, ma è anche e soprattutto quello che succede fuori dal campo. E nonostante la giovane età capisci molto bene che cosa vuol dire fare il calciatore professionista”.

Quali sono ora i tuoi obiettivi sul breve e sul medio termine?

“Sono venuto a Chiasso con l’obiettivo di riprendere la forma e giocare il maggior numero di partite possibile aiutando con i miei gol la squadra a salvarsi. Mi voglio concentrare sul presente. Per il futuro si vedrà”.

Quali sono le caratteristiche che devi ancora migliorare?

“Sicuramente tutti noi abbiamo dei lati da migliorare. Personalmente credo che debba lavorare ancora nella gestione della palla lontano dalla porta. Sbaglio ancora qualche scarico dal punto di vista tecnico, ma sono convinto che col tempo migliorerò”.

Hai dei punti di riferimento ai quali ti ispiri?

“Beh, fin da ragazzo ho seguito molto due calciatori come Inzaghi e Ibraimovich. Due attaccanti che mi piacevano molto per caratteristiche diverse. Inzaghi per la sua presenza in area e il suo istinto del gol. Capiva prima di tutti dove finiva la palla e lui si muoveva di conseguenza. Ibra, invece, per la sua forza atletica e la sua personalità che gli permetteva di far reparto da solo”.

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