La fine e l’inizio di un incubo. Ci mancherai, Mendrisio

Mendrisio, ore 01:23. Stadio Comunale. I parcheggi vuoti, l’unica luce accesa è quella di una sigaretta che brucia scandendo il tempo dei sofferti respiri. Dinnanzi a un Comunale vuoto e spento è difficile trattenere le lacrime. In particolar modo dopo una giornata come questa, che ha segnato il matematico ritorno del Mendrisio in Seconda Lega Interregionale. Chi scrive non è tifoso, ma un affezionato al Mendrisio, alla sua gente, ai suoi tifosi e al Comunale.

Quel Comunale che, fin dalla tenera età, era un punto di riferimento per i calciatori, grandi o piccoli che siano. Lì ì più romantici di un calcio che non c’è più si trovavano, si riunivano e tifano per un piccolo grande club capace di esseri simpatico grazie alla sola cordialità dei volontari attivi alla buvette. Mendrisio e il Mendrisio erano un punto di riferimento per il calcio ticinese: un ventennio in Prima Lega, tra alti e bassi, non è da tutti.

Eppure è arrivato il giorno che nessuno avrebbe mai sperato. La retrocessione: un colpo al cuore che ti piega in due. La retrocessione, la fine di un’era. La fine di un’epoca. In città è facile sentire opinione contrastanti: “è colpa della società, della società, dei giocatori”. Di chi è la colpa poco importa. Ormai indietro non si può guardare, perché voltandosi all’indietro non rimane che mangiarsi le mani per tutto quello che avrebbe potuto essere e non è mai stato. Voltandosi indietro non rimane che la consapevolezza di lasciare ad altre squadre l’onere e l’onore della Prima Lega, consapevoli che dall’anno prossimo nulla resterà com’era. Ah, Mendrisio come ci mancherai. Come mancherà l’ospitale Comunale.

Ah, Mendrisio. Quante cose ancora avremmo voluto dirti, ma non è adesso il momento. Forse ci sarà modo più avanti, a mente lucida. Quando tutto farà meno male. Adesso anche il luccichio della sigaretta si è spento. Adesso anche il cielo piange la tua relegazione. Adesso anche la pioggia accompagna le lacrime dei tifosi momò.

Adesso, caro Mendrisio, è già tempo di guardare avanti. Qualcuno, sportivamente parlando, pagherà le proprie responsabilità. Perché vederti giocare dove non ti compete, lo sappiamo, sarà ogni volta un pugno allo stomaco.

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