Opinioni, la parabola del Mendrisio: dalle finali alla retrocessione

*Let­te­ra firmata
Il tema di que­sta rifles­sio­ne è il metro di giu­di­zio adot­ta­to da talu­ni media tici­ne­si quan­do si deve rias­su­me­re il con­te­sto di una valu­ta­zio­ne sen­za dover rispar­mia­re qual­sia­si gene­re di edu­ca­ta cri­ti­ca. Ad ave­re il corag­gio di mira­re ad un ber­sa­glio per met­te­re sul tavo­lo argo­men­ti di discus­sio­ne sono sem­pre gli stes­si e si trat­ta di gen­te che non ha alcun tor­na­con­to: oggi, sono rima­sti in pochi. Sui per­cor­si mol­to simi­li di Chias­so e Men­dri­sio, nes­su­no ha avu­to il corag­gio, spe­cie per quel che con­cer­ne la squa­dra del Magni­fi­co Bor­go, di scri­ve­re le sco­mo­de veri­tà. Nem­me­no lad­do­ve sareb­be basta­to seder­si in tri­bu­na bel­li como­di a vede­re qual­che partita.

Pre­ce­den­za al Men­dri­sio, spe­ran­do poi che alme­no il Chias­so rie­sca a smen­tir­ci. I nodi sono venu­ti al pet­ti­ne die­ci gior­ni fa duran­te la par­ti­ta diven­ta­ta la più impor­tan­te dell’anno e gio­ca­ta sot­to un cie­lo da fine del mon­do come a pre­sa­gi­re che non vi sareb­be sta­to un doma­ni per leg­ge­re la clas­si­fi­ca. La gio­ia degli zuri­ghe­si del­lo Uni­ted per esse­re riu­sci­ti ad espu­gna­re il Comu­na­le ha radi­ci di sport vero. Ha quel pro­fu­mo che nasce dal pia­ce­re di fare un alle­na­men­to in ami­ci­zia anche se si è già spac­cia­ti e pro­vo­ca quel sen­ti­men­to di gio­ia che risul­ta ora­mai incom­pren­si­bi­le a chi si spar­ti­sce bud­get sem­pre più alti sen­za aver­ne alcun meri­to. In paro­le pove­re, incom­pren­si­bi­le a chi gio­ca solo per i soldi.

Nel caso del club oggi caro al Pre­si­den­te Pel­le­gri­ni, si è data trop­pa impor­tan­za agli slo­gan e ci si è fida­ti in cam­pa­gna di ripa­ra­zio­ne di mez­zi agen­ti che han­no caval­ca­to il sac­co pie­no di mone­te per siste­ma­re i pro­pri assi­sti­ti che, chis­sà come, era­no pri­vi di una squa­dra. Si è com­mes­so l’errore di cre­der­si bra­vi, ma il cal­cio è anche uno sport di sta­ti­sti­che ed oggi se met­tia­mo insie­me assi­st e reti dei nuo­vi arri­va­ti i for­ni non scal­da­no: tan­to più che il Men­dri­sio gesti­to da Mat­tia Cro­ci-Tor­ti e Fran­ce­sco Arde­ma­gni ave­va mani­fe­sta­to la neces­si­tà di un inve­sti­men­to impor­tan­te lad­do­ve non lo si era volu­to fare duran­te l’estate cer­can­do di trat­te­ne­re alme­no il bom­ber Sarr.

L’autocompiacimento si può inten­de­re in modo dupli­ce: sul pia­no sce­ni­co-spet­ta­co­la­re e su quel­lo ideo­lo­gi­co. Ci si pos­so­no met­te­re gli occhia­li da sole anche quan­do pio­ve, ma il Men­dri­sio è pas­sa­to dal­lo sfor­tu­na­tis­si­mo ter­zo posto del­lo scor­so cam­pio­na­to alla retro­ces­sio­ne nel giro di un anno sola­re. Eppu­re, nes­su­no sem­bra sen­tir­si respon­sa­bi­le di spen­de­re due paro­le intel­li­gen­ti. Ecco per­ché, il com­pi­to dei gior­na­li­sti dovreb­be esse­re quel­lo di poter fare doman­de che nel­la situa­zio­ne attua­le sareb­be­ro ine­vi­ta­bil­men­te sco­mo­de: fa par­te del gio­co. I cal­cia­to­ri fan­no ciò che pos­so­no e infi­ne non ven­go­no rispar­mia­ti dal­le cri­ti­che: poi, qual­cu­no le scon­ta tut­te, ed altri – quel­li più fur­bi — solo la metà, ma oggi di gen­te alla qua­le dove­re rispet­to ce n’è anco­ra (sia tra i gio­ca­to­ri che tra i gior­na­li­sti) e le favo­le non risul­ta­no esse­re più credibili.

Saba­to a Zuri­go con­tro il Red Star è arri­va­ta la retro­ces­sio­ne mate­ma­ti­ca: in cam­po, da tito­la­ri, nem­me­no l’ombra degli undi­ci “eroi” che han­no ini­zia­to dal pri­mo minu­to la sfi­da fina­le del­la scor­sa sta­gio­ne gio­ca­ta con­tro la stes­sa squa­dra: e anche que­sto vor­rà dire qual­co­sa. Sugli spal­ti, nem­me­no l’ombra di quel­la fan­ta­sti­ca “Fat­tan­za” che da anni segui­va con amo­re e straor­di­na­rio affet­to la squa­dra in ogni tra­sfer­ta, anche in quel­le in Ita­lia nel­le gare di pre­pa­ra­zio­ne inver­na­li. E anche que­sto vor­rà dire qualcosa.

Così come qual­co­sa vor­rà dire il fat­to che un col­la­ge di inter­vi­ste rila­scia­te dai vari mem­bri del­lo staff pri­ma e duran­te que­sta scia­gu­ra­ta secon­da fase non abbia­no tro­va­to alcun riscon­tro sul cam­po. Avre­mo modi e tem­pi miglio­ri per far­ne un puzz­le: un’esperienza di vita, come a rac­co­glie­re indi­zi per incri­mi­na­re un serial kil­ler, che sarà uti­le per cer­ca­re di esse­re un po’ più pru­den­ti in futu­ro lad­do­ve – spe­cial­men­te – non si sa esat­ta­men­te di cosa si stia par­lan­do. Per­ché una cosa è vera: il per­den­te è un club (tut­to) che ha sot­to­va­lu­ta­to il valo­re del tor­neo facen­do­vi appro­da­re gio­ca­to­ri erro­nea­men­te soprav­va­lu­ta­ti. Nes­sun ran­co­re: è un par­lar chia­ro che non deve esse­re inte­so come una pro­vo­ca­zio­ne, ma come uno stimolo.

Una del­le leg­gi non scrit­te del cal­cio dice che sia desti­no degli ante­si­gna­ni rac­co­glie­re lodi a poste­rio­ri e mise­ria in vita. Anche in que­sto caso, come rumo­reg­gia­to saba­to sul­la tri­bu­na del Comu­na­le, la leg­ge si addi­ce per­fet­ta­men­te ad alcu­ni dei pro­ta­go­ni­sti del­la scia­gu­ra­ta sta­gio­ne del FC Mendrisio.

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