“Caro calcio, ti scrivo. Così non va”. Non pagare i giocatori non è una colpa!

Caro cal­cio regio­na­le, ti scri­vo… Dispia­ce dir­te­lo, ma così non va”. Potreb­be esse­re que­sto l’incipit del­la let­te­ra aper­ta che deci­dia­mo di pub­bli­ca­re dopo che più di un alle­na­to­re, pre­si­den­te, diret­to­re spor­ti­vo o diri­gen­te si è “lamen­ta­to” in con­ver­sa­zio­ni pri­va­te. E pro­prio per­ché tali con­ver­sa­zio­ni sono avve­nu­te pri­va­ta­men­te che non fare­mo nomi, rife­ri­men­ti: nel rispet­to di chi ope­ra in una deter­mi­na­ta manie­ra e chi, inve­ce, in un’altra.

Il cal­cio regio­na­le, è inu­ti­le girar­ci intor­no, è spac­ca­to in due. Sul­le pagi­ne di Labor­sport, come in altri siti, vie­ne ripor­ta­to il bel­lo e il brut­to di ciò che avvie­ne nel cal­cio di peri­fe­ria. Alcu­ni di noi lo fan­no di mestie­re, altri per sem­pli­ce pas­sio­ne. Ma è pur sem­pre tem­po inve­sti­to in una real­tà che dovreb­be, e atten­zio­ne all’uso del con­di­zio­na­le, esse­re distan­te anni luce dal cal­cio pro­fes­sio­ni­sti­co. E inve­ce, con le dovu­te pro­por­zio­ni del caso, così non è.

Rac­co­glia­mo le sen­sa­zio­ni di per­so­ne che ope­ra­no per il bene del cal­cio regio­na­le e lo fan­no con il por­ta­fo­glio sgon­fio. Non per­ché pove­ri, sia chia­ro, ma per­ché affe­zio­na­ti a un’altra eti­ca, ed epo­ca, del cal­cio. Oggi, spe­cie nel­le cam­pa­gne di cal­cio­mer­ca­to, è una guer­ra a chi si acca­par­ra più gio­ca­to­ri a suon di rim­bor­si spe­se, che rim­bor­si non sono. Sono, con­ce­de­te­lo, veri e pro­pri “sti­pen­di”, ai qua­li è “impos­si­bi­le dire di no”, come ci rac­con­ta un gio­ca­to­re che è sce­so di cate­go­ria a fron­te di un’offerta eco­no­mi­ca irri­nun­cia­bi­le da una squa­dra “infe­rio­re”.

“Ci sono gio­ca­to­ri – rac­con­ta un diri­gen­te – che se ne fre­ga­no del­la cate­go­ria in cui gio­ca­no, se ne fre­ga­no del livel­lo, se ne fre­ga­no di tut­to. Gio­ca­re in Secon­da Lega Inter­re­gio­na­le o in Quin­ta Lega per loro non fa dif­fe­ren­za: con­ta solo, e uni­ca­men­te, quel male­det­to rim­bor­so spe­se. E a chi vuo­le costrui­re una rosa in modo sano, con pochi cen­te­si­mi, diven­ta tut­to più dif­fi­ci­le. Ma così pas­sa la voglia”.

E “pas­sa la voglia anche a me, che sot­trag­go tem­po alla fami­glia, al lavo­ro e agli ami­ci per il cal­cio”, affer­ma in coro un alle­na­to­re. “Si può dire quel­lo che si vuo­le, ma sen­za sol­di non si fa poco o nien­te”.

E, volen­ti o nolen­ti, è la veri­tà. Non rima­ne che aggrap­par­si ad altri valo­ri come lo spi­ri­to di grup­po e il famo­so “cuo­re”, “quel­lo che ti per­met­te real­men­te di vin­ce­re le par­ti­te”, con­ti­nua il mister nel suo sfo­go.
È un altro pre­si­den­te quel­lo che a Labor­sport si appel­la alla Fede­ra­zio­ne: “Ma è pos­si­bi­le che nes­su­no si accor­ga di nien­te? Che ci sia­no gio­ca­to­ri paga­ti fior fior di sol­di per gio­ca­re in cate­go­rie regio­na­li?”.

Dell’argomento si potreb­be discu­te­re per ore e ore. La real­tà, ad onor del vero, que­sta è e l’impressione è che più si va avan­ti e più le “pic­co­le” devo­no ade­guar­si e met­ter­si una mano sul cuo­re (o sul por­ta­fo­glio?). La real­tà è que­sta. Nuda e cru­da che sia. Ma una cosa, a chi si tro­va in dif­fi­col­tà in que­sti gior­ni fre­ne­ti­ci, la voglia­mo dire: non sie­te i soli, non è una col­pa e non c’è nul­la di cui ver­go­gnar­si.

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