Forza mister, mola Mi(h)a! Il coraggio a misura d’uomo

“Non vedo l’ora di andare all’ospedale e iniziare il percorso di terapia. Prima inizio, prima finisco”. Così Sinisa Mihajlovic ha annunciato in conferenza stampa l’inizio della sua partita più importante. Una sfida che, “vincerò, affrontandola di petto come sempre ho fatto”.

Poche parole, occhi lucidi e un carattere da…Mihajlovic. Perché l’allenatore si può contestare, amare o disprezzare. L’uomo, il suo coraggio, il suo spirito da guerriero no. Il calcio italiano è sotto shock, quello ticinese anche. Vive di riflesso sentimenti, emozioni, parallelismi e differenze della vicina penisola.

Per chi segue il calcio a 360 gradi è impossibile rimanere indifferenti di fronte alla malattia che ha colpito l’allenatore del Bologna. Facciamo spesso l’errore di pensare che gli uomini più forti caratterialmente siano inattaccabili, invincibili, insuperabili. Ma così non è. “Dio dà le battaglie più difficili ai soldati migliori’, ha commentato la figlia Vicky. E forse è vero.

Senza troppi giri di parole, Mihajlovic ha annunciato di avere la leucemia, una malattia che fa paura già solo a scriverla. Ma non a lui. Lui “la rispetta”, la prende di petto”. Come solito fare per un generale abituato a combattere in prima linea.

Di fronte a situazioni del genere le parole possono non bastare o addirittura essere superflue. A noi piace pensare che Mihajlovic è stato colpito per dimostrare a tutti che con lo spirito da guerriero nulla è impossibile. A noi piace pensare che “Miha” è stato scelto per donare forza a chi, da questa malattia, è stato sconfitto, a chi si abbatte, a chi forze per reagire non ne ha.

“Non mollare mai”, gli hanno scritto i tifosi su uno striscione sotto casa. Mola Mi(h)a, verrebbe da dire in dialetto ticinese. Forza mister, vinci anche questa.

RV

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