“Caro Mendrisio, ti scrivo”. ‘Ti ricordi quella volta ad Eschen…’

Caro Men­dri­sio, è un pia­ce­re ritro­var­ci a par­la­re di cam­pio­na­to. Mi si è fat­to un nodo in gola la scor­sa set­ti­ma­na leg­gen­do risul­ta­ti e tabel­li­ni del­la pri­ma gior­na­ta: soprat­tut­to quan­do non ho let­to il tuo nome.

Spe­ro che fra un anno sta­re­mo entram­bi mol­to meglio. Mi si è accap­po­na­ta la pel­le quan­do, il 6 ago­sto, qual­che gior­no fa, mi sono ricor­da­to del­la tua gran­de vit­to­ria a Eschen nel­la pri­ma par­ti­ta uffi­cia­le del tan­dem Sarr — Vina­tzer del 2016: non è sta­to un eser­ci­zio di die­tro­lo­gia. Dopo 7′ andò in goal il ros­so gar­de­ne­se e una mez­z’o­ret­ta dopo finì a refer­to la pri­ma rete uffi­cia­le del nuo­vo attac­can­te sene­ga­le­se che pro­prio ieri ha com­piu­to 32 anni.

C’e­ra­no tut­ti quel gior­no: il Fer­ruc­cio, il Tira­bo­schi, Omar, il Mar­co Nabo­ni, la Rita, la Fat­tan­za. C’e­ra­no il Gat­ti e il Bulan­ti, mode­sti come sem­pre. C’e­ra il sole. Vole­vi dare un cal­cio alle sta­ti­sti­che e lo hai fat­to gio­can­do una del­le più bel­le par­ti­te del­la tua recen­te sto­ria. L’e­sta­te suc­ces­si­va si arrab­bia­ro­no e ti man­da­ro­no a gio­car­ci a fine autun­no sot­to la neve e in mez­zo a un ven­to sibe­ria­no. C’e­ra l’Ar­de que­sta vol­ta e finì 1–0 con un bel goal di Gen­na­ri, che poi nel ritor­no fece bene a Chias­so. Due bel­le squa­dre: diver­se, ma vere “Men­dri­sio”. Due gran­di alle­na­to­ri: diver­si, ma capa­ci di tira­re fuo­ri il meglio da cia­scu­no dei loro giocatori.

Doma­ni ti han­no annun­cia­to pron­tis­si­mo e non potreb­be esse­re altri­men­ti. Devi bat­te­re quel mago di Tazio che in que­sta cate­go­ria ne sa una più del dia­vo­lo. Chis­sà che trap­po­lo­ni ti ha mes­so! Ti sei rifat­to un po’ il lif­ting, ma sem­bri mol­to bene assor­ti­to ed orga­niz­za­to. Anche se non ti va, ver­rò a veder­ti spes­so per­ché poi vor­rei con­ti­nua­re a discu­te­re con te per­ché quan­do capi­ta che non ci sono mi riem­pi di balle….

Sia­mo sta­ti in bili­co come un ramo rot­to attac­ca­to all’albero. Ora che il ramo si è stac­ca­to vedia­mo di non per­de­re l’abitudine di ritro­var­ci tut­ti i vener­dì. Buo­na partita!

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