Editoriale: Lettera aperta a “Gigi” Tirapelle

Di RV

Ah, caro “Gigi” come è infame il calcio. Tu lo sai bene, vero? Quanto è facile mettersi alle spalle tanti successi dopo qualche giornata no.

Non è la prima volta che pubblicamente scrivo di te. La stima che nutro nei tuoi confronti è tanta, penso tu te ne sia accorto nel corso degli anni. Non se ne saranno accorti i nostri lettori, lo so.

Ho sempre cercato di tenere lontani i pareri e i giudizi personali dalle pagine di “cronaca sportiva” in cui scrivevo del “tuo” Locarno o del “tuo” Bellinzona. Come giusto che sia, d’altronde. Questa volta, però, è giusto che anche tu ti prenda dei meriti. O se non te la senti di farlo perché preferisci mettere in luce gli altri, lascialo fare a me.

Il calcio è così, purtroppo. Soprattutto quando ti metti ad allenare: quanto devi essere forte caratterialmente per giostrare nell’altalena degli allenatori. Ah, quante ne hai passate caro “Gigi”. Il mio scritto non vuole essere un’offensiva al Bellinzona, sia chiaro. Da che mondo è mondo, e da quando il pallone è rotondo, alle società spettano anche questo tipo di scelte. Personalmente, non vorrei mai essere nei panni di un presidente quando deve comunicare certe cose. Ma questa è un’altra storia.

Però, permettetemelo, ogni tanto sembra che la ruota non giri mai. O almeno, quando gira male colpisce sempre la persona sbagliata. Perché tutte a te “Gigi”? L’impressione che hanno tanti di noi amanti del pallone è la stessa: quella che paghi sempre per qualcosa che non riguarda strettamente il modo di giocare delle tue squadre, l’atteggiamento dei tuoi che schieri in campo, le scelte tecniche o tattiche che siano. Sarà andata così anche questa volta? Qualche malfidente al bar dice che secondo lui era già tutto programmato. Che non aspettavano altro per dare il via a un nuovo progetto. Ma noi “romantici” non ci vogliamo credere: non basteranno davvero due sconfitte su tre, nel mese d’agosto, per cambiare la valutazione di un allenatore?

Caro Gigi, quello che hai fatto è qualcosa di straordinario. Ricordatelo, quando e se sarai triste in questi giorni. Ricordatelo quando ne parli con gli amici o conoscenti. Ricordatelo nei momenti di sconforto. Ricordati che la rinascita di un club storico e glorioso come il Bellinzona è passata anche e soprattutto da te. Chissà se lo ricorderanno anche quando scriveranno un libro sull’ACB.

Consolati Gigi, è un calcio infame. Uno sport di merda, come direbbe un noto direttore sportivo di una squadra di ciclismo. La tua competenza, qualità, il tuo spessore umano e calcistico incroceranno sicuramente un’altra squadra che avrà l’onore di averti come condottiero. Sappi, caro Gigi, che hai lasciato il segno. E solo i grandi allenatori sono capaci di graffiare come lo hai fatto tu negli anni.

 

 

 

 

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