Sinisa Mihajlovic esempio di vita. Dall’ospedale alla panchina. E lo chiamate “solo uno sport”?

Di RV

L’estate sta finendo e con i colpi di coda della stagione più calda dell’anno ricominciano i campionato di calcio. In Ticino, ma non solo.

I più accaniti aspettavano in trepidante attesa sul divano l’inizio della Serie A, il campionato più seguito anche dalle nostre parti. Ma ieri non c’è Ronaldo, Lukaku, Milan, Juve, Napoli, Inter che tenga. Ieri ha vinto solo una persona: Sinisa Mihajlovic.

Di come ci ha colpito la notizia della sua leucemia ne abbiamo parlato nell’editoriale intitolato “Mola Mi(h)a”. Chi scrive ha sempre apprezzato i valori di un professionista esemplare, un allenatore preparato, un uomo che ha sempre fatto della forza e della tenacia il suo biglietto di visita. Ecco perché la notizia ci ha scosso così tanto. Di come l’allenatore serbo abbia reagito alla sfida più difficile della sua vita ne parliamo in queste righe, perché non è più “solo uno sport”.

“Miha” è un uomo di parola, su questi pochi – o zero – dubbi. Ma quando ha promesso ai suoi ragazzi del Bologna che “alla prima partita sarò con voi” ben pochi ci credevano. Tutto l’ambiente e gli addetti ai lavori – giocatori compresi – pensavano che un ostacolo della vita potesse fermare un uomo come Mihajlovic. Ma così non è stato.

Non sono bastati 40 giorni di ospedale nel reparto oncologico e in isolamento, non è bastata la chemioterapia. Quello che dice, Mihajlovic lo mantiene. A grande sorpresa ha lasciato l’ospedale, ha indossato tuta e cappellino e ha raggiunto i suoi uomini a Verona per la prima di campionato. Adesso lo chiamate “solo uno sport?”.

Visibilmente devastato dalle cure, il tecnico del Bologna è salito sul ring. Ha dimostrato a tutti che non è lui ad avere paura della malattia. Ma forse il contrario… E poco importa se la sua squadra ha pareggiato 1-1 in superiorità numerica. Ci sono battaglie che non per forza si vincono in campo. Ci sono battaglie che valgono più di tre punti. Ci sono battaglie che valgono una vita intera.

Grazie Sinisa di insegnarci a combattere nel nome di chi, purtroppo, questa battaglia l’ha persa. Grazie Sinisa per ricordarci che la vita è un dono prezioso che va vissuto sempre a testa alta. Continua a combattere con la forza di un leone. Adesso insegna ancora a quella maledetta con chi ha a che fare. Ánimo Sinisa, non mollare mai.

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