Team Ticino, tra i pali con Di Benedetto: “Vi racconto tutto”

Inter­vi­sta a Ric­car­do Di Bene­det­to (pre­pa­ra­to­re por­tie­ri Team Tici­no) di Davi­de Di Giulio

Come è sta­to il tuo per­cor­so qua­le por­tie­re pro­fes­sio­ni­sta e cosa ti ha spin­to a cimen­tar­ti fra i pali?

“Dall’età dei 6 fino ai 25 anni ho gio­ca­to nell’AC Bel­lin­zo­na, ho avu­to la for­tu­na di aggre­gar­mi alla pri­ma squa­dra appe­na ho com­piu­to i 16 anni. Con l’AC Bel­lin­zo­na abbia­mo vin­to il cam­pio­na­to di 1a Lega e gua­da­gna­to la pro­mo­zio­ne in LNB, poi sono anda­to a Wil con una splen­di­da pro­mo­zio­ne in Super Lea­gue e infi­ne 7 anni a Locarno
con­di­ta anche qui con una pro­mo­zio­ne in Chal­len­ge Lea­gue. Ho scel­to di fare il por­tie­re per­ché da pic­co­lo mi pia­ce­va tuf­far­mi, infat­ti mi ricor­do che al pri­mo alle­na­men­to avevo
già i guan­ti per fare il por­tie­re, e anche quan­do mio papà mi por­ta­va a vede­re l’In­ter, ido­la­tra­vo Wal­ter Zen­ga. Però è anche vero che con gli ami­ci a scuo­la non ho mai fat­to il por­tie­re, gio­ca­vo fuo­ri come attaccante”.

Cosa ti ha por­ta­to a fare il pre­pa­ra­to­re dei portieri?

“Appe­si i guan­ti al chio­do ho pen­sa­to a cosa pote­vo fare dopo il cal­cio gio­ca­to, ho pen­sa­to un po’ a tut­to ma quel­lo che vole­vo era rima­ne­re nel cal­cio. Allo­ra ho capi­to che la mia stra­da era fare l’allenatore dei por­tie­ri, ho fre­quen­ta­to diver­si cor­si tra i qua­li il Livel­lo 3 come coach dei por­tie­ri, e ho con­se­gui­to il diplo­ma UEFA B+ qua­le alle­na­to­re. Pros­si­ma­men­te andrò a fare il pri­mo cor­so da istrut­to­re ASF per i pre­pa­ra­to­ri portieri”.

Quan­to è cam­bia­to que­sto ruo­lo negli ulti­mi anni?

“Mol­te rego­le che sono sta­te modi­fi­ca­te han­no toc­ca­to pro­prio il ruo­lo del por­tie­re. Con l’av­ven­to dell’interdizione del retro­pas­sag­gio (non si può più pren­de­re con le mani il pal­lo­ne), il ruo­lo è cam­bia­to mol­to. Con que­sta modi­fi­ca anche le pre­te­se da par­te degli alle­na­to­ri ver­so i por­tie­ri sono cam­bia­te; per i por­tie­ri oggi è mol­to impor­tan­te ave­re un buon livel­lo tec­ni­co ed esse­re in gra­do di pren­de­re del­le scel­te tat­ti­che ine­ren­ti il
gio­co. Oggi il por­tie­re è a tut­ti gli effet­ti un gio­ca­to­re di movi­men­to, ma deve anche con­ti­nua­re a fare la par­te difen­si­va, cioè difen­de­re la por­ta e parare”.

Diver­se vol­te sei sta­to con­vo­ca­to in Nazio­na­le come pre­pa­ra­to­re, che tipo di espe­rien­ze hai vissuto?

“Sono del­le espe­rien­ze mol­to arric­chen­ti per­ché ti con­fron­ti con i miglio­ri nume­ri uno in quel momen­to e di quel­l’an­na­ta. Sicu­ra­men­te è uno sti­mo­lo, que­ste espe­rien­ze mi spin­go­no a miglio­rar­mi, dagli alle­na­to­ri con cui ho lavo­ra­to, ho sem­pre “ruba­to” qual­co­sa. È fan­ta­sti­co vive­re l’ambiente del­la nazio­na­le, par­ten­do dal­lo staff fino a
tut­to quel­lo che gli gira intor­no. Ogni vol­ta che ven­go chia­ma­to dal­la Nazio­na­le ho la pos­si­bi­li­tà di miglio­ra­re e di aggiun­ge­re quin­di qual­che cosa in più al lavo­ro che por­to poi a Tenero”

Pos­sia­mo dire che in Tici­no vi è una buo­na scuo­la dei por­tie­ri, visti i diver­si tici­ne­si che sono sta­ti con­vo­ca­ti nel­le varie nazionali?

“In Tici­no si segue una filo­so­fia che è comu­ne in tut­ta la Sviz­ze­ra, det­ta­ta da Patrick Folet­ti, capo dei por­tie­ri elve­ti­ci. Tro­vo che il per­cor­so intra­pre­so sta por­tan­do i suoi buo­ni frut­ti, una dimo­stra­zio­ne è che tra le anna­te dal 2001 al 2005 abbia­mo tre por­tie­ri tici­ne­si in Nazionale”

Come vive in fami­glia i tuoi impe­gni cal­ci­sti­ci, sia come alle­na­to­re che come padre di un gio­ca­to­re che fa par­te del con­tin­gen­te del­la U18?

“Chia­ra­men­te il cal­cio d’é­li­te ti por­ta via tan­to tem­po, non tan­to per me, quan­to ai miei cari, per que­sto devo rin­gra­zia­re mia moglie che mi è rima­sta accan­to e mi ha sem­pre com­pre­so e soste­nu­to. Per quel che attie­ne la figu­ra di padre di un gio­ca­to­re d’élite, sicu­ra­men­te è una sod­di­sfa­zio­ne, anche se non è faci­le esse­re tut­ti e due nel­la stes­sa strut­tu­ra. Fac­cio di tut­to per esse­re il più pos­si­bi­le fuo­ri dai discor­si tec­ni­ci e tattici.
Devo dire che sot­to que­sto aspet­to mio figlio è un ragaz­zo che non mai crea­to par­ti­co­la­ri pro­ble­mi, sono quin­di abba­stan­za for­tu­na­to in tal sen­so. In gene­ra­le il ruo­lo di un geni­to­re di uno spor­ti­vo d’élite è mol­to impor­tan­te e a vol­te fati­co­so in quan­to è mol­to impe­gna­ti­vo accom­pa­gnar­li duran­te que­sti per­scor­si con le rela­ti­ve richieste”

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