Editoriale: Due anni di noi tra storie ed avventure

E sono due. Due anni di noi, due anni di Laborsport. È già passato tutto questo tempo. Maledetto tempo. Maledetto mostro. Quante cose cambiano in due anni? Poche, tante, troppe e troppe poche. Punti di vista, ma questa è un’altra storia…

Ieri, 8 gennaio, abbiamo spento due candeline. Si, lo confessiamo, ce ne stavamo pure dimenticando se non fosse stato per la segnalazione di uno dei nostri più attenti lettori (grazie!). E allora ecco il nostro commento, con meno emozione rispetto al primo, ma pur sempre emozionante.

Perché se ci guardiamo indietro vediamo tanti sacrifici. Quasi tutti -o almeno in parte – ripagati. Vediamo milioni di caratteri battuti su una tastiera, vediamo notti in bianco e risvegli traumatici, vediamo ore di programmazione e insicurezza. Perché si, guardandoci allo specchio scorgiamo anche quella. Quella insicurezza che ci ha però permesso di essere riflessivi, magari ingenui, e al contempo di crescere. Crescere tanto, talmente tanto che spesso abbiamo pure pensato di non essere all’altezza delle vostre aspettative. Dubbi leciti, ma mai rivelati e sempre rimasti nel cassetto nei momenti che contavano.

Eppure siamo qui. Con e per voi a raccontarvi il meglio e il peggio del calcio regionale. Cosa saremmo tutti noi senza questa passione che ci allieva da pensieri e stress quotidiano. Perché non dobbiamo mai dimenticarci che raccontiamo – spesso e volentieri – gesta, vite, imprese di persone che ogni lunedì si alzano per andare a lavorare. E quindi professionalità sì, ma fino a un certo punto.

In questi due anni ci piace pensare di aver vissuto un po’ come Siddharta (consigliamo la lettura del romanzo di Herman Hesse per chi non lo conoscesse), che una volta lasciata casa vaga nei boschi alla ricerca della propria identità attraverso avventure di ogni genere. Due anni di avventure che speriamo siano solo l’inizio di qualcosa di ancora più grande.

Salutandovi vi annunciamo che il 2020 è l’anno delle novità. Di ogni genere. Rimanete con noi, perché perdersele sarebbe un peccato.

RV

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