Editoriale: Da Kalu, Nganga e Dudar a Cattelan e Aloisio. Ricordi (sparsi) di un Chiasso d’altri tempi

*Di Riccardo Vassalli

Capita spesso quando sono lontano dal Ticino. Benedetto mare, viene da dire. Tra una pagina di un libro (di calcio, ovviamente) e un’altra, tra il rumore di un’onda e l’altra e ammirando le onde del mare che si infrangono sugli scogli mi capita spesso di fare andare la mente. Lasciarla correre tra fantasie, progetti e pensieri positivi e negativi che siano. Per un calciofilo, ça va sans dire, è lecito e naturale che i pensieri ti ‘teletrasportino’ in qualche rettangolo verde del mondo o comunque qualcosa che ha a che fare con il pallone.

Capita di scambiarsi qualche messaggio con gli amici. “Ti ricordi quando…?”. E via con la fantasia e nostalgia. Già, perché non è detto che in luoghi caraibici dove mi trovo si debba per forza sorridere 24 ore su 24. Mi è capitato di messaggiare con un mio caro amico, uno che il calcio ticinese lo mastica da anni. Uno di quelli “malati”, nel senso buono del termine, di pallone e le sue storie. Uno di quelli che sforna ricordi e aneddoti a raffica che se dovesse scrivere un libro ne uscirebbe un volume di mille e più pagine.

Si parlava di Chiasso. In questi giorni, con i rossoblù si sta allenando Ikechukwu ‘Ike’ Kalu. Chi? Se il nome non vi dice nulla, probabilmente, non è l’articolo adatto a voi. Kalu è un attaccante nigeriano ora 35enne che in Ticino ha lasciato ricordi indelebili. 73 presenze e 33 gol con i momò e 25 presenze e 2 reti con il Bellinzona. A Chiasso è sempre accolto piacevolmente, visto e considerato il buon legame con la piazza che lo ha accolto prima di tentare l’avventura in Serie A con la Sampdoria. Ma non divaghiamo. Da Kalu si è subito passati a nomi che – a noi ‘malati’ – scaldano il cuore. “Non mi scorderò mai – scrivo– la coppia centrale Nganga-Dudar e Cattelan, ora nel comitato dell’Agno”. “Bei nomi: ma ti ricordi di Vanetta, Riccio, Juninho e quel terzino fortissimo che poi si è dedicato agli studi? Come si chiamava? Ah sì, Saverio Castellanelli”, risponde lui.

Ma vogliamo parlare dei vari Aloisio, Paquito, il figlio di Altobelli. E Carrara? Meriterebbe un capitolo a parte. E non è escluso che non decidiamo di scrivere qualcosa insieme. Ricordi di un Chiasso che non c’è più, di nomi che rimarranno per sempre nella storia del club di confine. Di gente capace di attirare al vecchio Comunale qualcosa come duemila e più spettatori. Ma d’altronde “erano altri tempi”. E ha proprio ragione l’amico mio… Anni di Jako, Chicco d’Oro, Primato e primati che chissà quando potremo riassaporare.

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