La quarantena del calcio regionale tra dubbi, polemiche e buon senso

*Di Ric­car­do Vas­sal­li

Ine­vi­ta­bi­le. La sospen­sio­ne di tut­ti i cam­pio­na­ti tici­ne­si deci­si dal­la Fede­ra­zio­ne Tici­ne­se cal­cio era nell’aria ed è arri­va­ta pun­tua­le nel­la gior­na­ta di ieri. Anche il cal­cio regio­na­le, quel­lo di casa nostra, si arren­de all’emergenza coro­na­vi­rus.

Ine­vi­ta­bi­le, dice­va­mo. Per­ché già nel wee­kend lo si pote­va intui­re, imma­gi­na­re e pre­sup­por­re. I rin­vii del­le tre par­ti­te di squa­dre con tan­ti gio­ca­to­ri ita­lia­ni, d’altronde, par­la­va chia­ro dopo il decre­to del Gover­no ita­lia­no di “iso­la­re” la Lom­bar­dia. Ma già qui sor­ge la pri­ma doman­da: per­ché – pren­den­do a cam­pio­ne la Secon­da Lega – due par­ti­te sì e le altre quat­tro in pro­gram­ma dome­ni­ca no. Andan­do oltre alle pole­mi­che da club ( cam­pio­na­to fal­sa­to o no?). Il pro­ble­ma era­no gli ita­lia­ni o il coro­na­vi­rus? Per­ché, visto che si pun­ta tan­to (si fa per dire) sui set­to­ri gio­va­ni­li, tut­te sareb­be­ro sta­te in gra­do di schie­ra­re gli allie­vi in caso di biso­gno. O no?

Ma se il pro­ble­ma non era­no i gio­ca­to­ri pro­ve­nien­ti da oltre con­fi­ne per­ché allo­ra si è deci­so di rischia­re ugual­men­te con ben otto squa­dre. Il pro­ble­ma – ça va sans dire – è il virus, non la nazio­na­li­tà dei gio­ca­to­ri. E in Tici­no non ne sia­mo immu­ni. Ben ven­ga, dun­que, la scel­ta di fer­ma­re i cam­pio­na­ti.

Il cal­cio resta la cosa più impor­tan­te del­le cose meno impor­tan­ti, ma è insi­gni­fi­can­te davan­ti alla salu­te.
Fino a fine mar­zo, dun­que, il cal­cio regio­na­le va in qua­ran­te­na. Un perio­do di tem­po duran­te il qua­le le auto­ri­tà pre­po­ste dovran­no pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne ogni aspet­to: quan­do e se si rico­min­cia, è il pri­mo. Come gesti­re rin­vii e calen­da­ri è il secon­do. Cosa fare in caso di annul­la­men­to del cam­pio­na­to è il ter­zo. Ogni scel­ta, ine­vi­ta­bil­men­te, non farà con­ten­ti tut­ti.

Il nostro augu­rio è quel­lo che pos­sa pre­va­le­re il buon sen­so e la respon­sa­bi­li­tà indi­vi­dua­le. Per cal­cia­re un pal­lo­ne c’è sem­pre tem­po. La salu­te è un’altra cosa ben più impor­tan­te.

*Diret­to­re edi­to­ria­le Laborsport.com

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