Addio a Ferruccio Crivelli, anima di un Mendrisio per sempre tuo

Di Ric­car­do Vassalli

Il FC Men­dri­sio pian­ge la scom­par­sa di Fer­ruc­cio Cri­vel­li, sto­ri­co tifo­so e col­la­bo­ra­to­re del club momò. ‘Fer­ro’ è dece­du­to all’e­tà di 81 anni, mol­ti dei qua­li tra­scor­si su e giù per la Sviz­ze­ra accan­to al suo Men­dri­sio. Suo, sì. Per­ché poche per­so­ne han­no dato così tan­to a un club di cal­cio. Poche per­so­ne han­no segui­to tra­sfer­te, sfi­de in casa, alle­na­men­ti sot­to il dilu­vio e con i cam­pi rico­per­ti di neve. Ma Fer­ruc­cio c’e­ra sem­pre. Per­ché c’è sem­pre sta­to. Lo san­no bene i ragaz­zi del FC Men­dri­sio, che pian­go­no sui social la mor­te di una per­so­na “squi­si­ta e d’al­tri tem­pi”. Per­ché non impor­ta­va se vin­ce­va o per­de­va, per Fer­ruc­cio il Men­dri­sio era il Men­dri­sio. Sem­pre. Comun­que. In tut­ti i casi. In Pri­ma Lega o in 2LI non face­va dif­fe­ren­za. Tan­to “tor­nia­mo subi­to”, dis­se nel tri­ste gior­no del­la retrocessione.

Si è fat­to ben vole­re da tut­ti: gio­ca­to­ri, alle­na­to­ri, diri­gen­ti, pre­si­den­ti, magaz­zi­nie­ri. Per­ché, seb­be­ne non indos­sas­se tra­ning e maglie bian­co-ros­so-nere, chi lot­ta­va per la sua ca(u)sa meri­ta­va rispet­to”. E di rispet­to Fer­ruc­cio ne meri­ta tan­to, tan­tis­si­mo. Sono quel­le per­so­ne che fan­no bene al cal­cio. E che ades­so impa­re­re­mo ad apprez­za­re anco­ra di più.

Di Fer­ruc­cio ricor­de­rò sem­pre quan­do ho avu­to l’o­no­re di pre­sen­ta­re il Men­dri­sio nel­la tra­di­zio­na­le pre­sen­ta­zio­ne uffi­cia­le ai tifo­si. Ci ‘cono­sce­va­mo’ solo di vista. Poche paro­le, un salu­to gar­ba­to. Quel­lo che ho sem­pre fat­to quan­do entra­vo in casa ‘sua’: al Comu­na­le di Men­dri­sio, da oggi più vuo­to e nostal­gi­co. Mi si avvi­ci­nò, quel gior­no. Mi fece i com­pli­men­ti per come ‘me la sono cava­ta’. Poi, tra l’im­ba­raz­zo e la timi­dez­za, mi chie­se se pote­vo inviar­gli la foto uffi­cia­le. Ma non per mail o SMS, “sa…io sono d’al­tri tem­pi”, dis­se ridendo.

E d’al­tri tem­pi, Fer­ruc­cio, lo eri davvero!

 

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