Salvate i più giovani e i loro sogni

“Sono sem­pre i sogni a dare for­ma al mon­do”. Ah, quan­ta ragio­ne ha Lucia­no Liga­bue che nel 2014 tito­lò così il cele­bre bra­no che com­po­se l’album ‘Mon­do­vi­sio­ne’. E così è, poche storie…Nessuna sup­po­si­zio­ne, nes­su­na pre­sun­zio­ne, ma sem­pli­ce verità.

Ognu­no vive nel suo mon­do, lo giu­di­ca per quel­lo che ha e per quel­lo che man­ca. Lo pesa tra­mi­te i sogni, rea­liz­za­ti, man­ca­ti, pos­si­bi­li o irrea­liz­za­bi­li. Ognu­no fa poi i con­ti con il peso dei sogni. E anche qui, non si scap­pa. Il mon­do è sog­get­ti­vo, alla fine, così come i sogni non pos­so­no esse­re ugua­li per tutti…però…

Però…per qual­cu­no sì, o qua­si. Cosa sogna­va­te, voi, quan­do cal­cia­va­te un pal­lo­ne spor­co di fan­go in un cam­po che più di erba era fat­to di ‘argil­la’? Cosa sogna­va­te, voi, quan­do – e poco impor­tan­te in qua­le con­te­sto – gon­fia­va­te la rete in un qual­che cam­po? Non sie­te obbli­ga­ti a rispon­de­re, ma alme­no sognavate…

E ora? Quan­ti ragaz­zi­ni anco­ra sogna­no di vesti­re la maglia nume­ro die­ci del­la pro­pria squa­dra del cuo­re? Quan­ti ragaz­zi sogna­no a occhi aper­ti pur con­sci che la mano del desti­no riser­ve­rà car­te assai diver­se da quel­le sperate?

La pan­de­mia ha ampli­fi­ca­to un pro­ble­ma in par­te già esi­sten­te. Qua­le ruo­lo avrà lo sport, il cal­cio, nel futu­ro dei nostri gio­va­ni? Il pre­si­den­te del­la FTC ha, a nostro avvi­so, trac­cia­to un dipin­to pre­ci­so in un recen­te inter­ven­to tele­vi­si­vo. Le inter­ru­zio­ni, gli alle­na­men­ti ‘a distan­za’, i cam­pio­na­ti fer­mi, il pal­lo­ne che non roto­la come dovreb­be. Tut­ti aspet­ti che “allon­ta­na­no i più pic­co­li dal nostro sport”.

Ed è una fra­se quan­to mai vera e, allo stes­so tem­po, allar­man­te. Sen­za i gio­va­ni, i loro sogni, i loro cal­ci, non ci sarà futu­ro. Cer­to, qual­cu­no che gio­ca a cal­cio c’è, e ci sarà, sem­pre. Ma se ai gio­va­ni togli i sogni, che ne sarà del nostro domani?

E pro­va­te a pen­sar­ci. Anche pri­ma del­la pan­de­mia, quan­to era­no ani­ma­ti – e da quan­ti ragaz­zi­ni (?) – i cam­pet­ti più vici­ni a casa vostra, quel­li dove la nostra gene­ra­zio­ne – per inten­der­ci – è cre­sciu­ta a suon di par­ti­tel­le, ‘Mon­dia­li­ti’, gio­chi dell’asta, ‘-21’, ginoc­chia sbuc­cia­te e lamen­te­le di geni­to­ri mai stan­chi di richia­mar­ci all’ordine.

È vero e va det­to: una luce in fon­do al tun­nel si intra­ve­de. Gli effet­ti psi­co-fisi­ci sui gio­va­ni det­ta­ti e cau­sa­ti dal­la pan­de­mia sono evi­den­ti e impor­tan­ti. L’assenza di sport in gene­ra­le ha sicu­ra­men­te influi­to. E la volon­tà del­le auto­ri­tà di rimet­te­re in moto la mac­chi­na del­la gio­ven­tù è una deci­sio­ne che acco­glia­mo con il sor­ri­so e la spe­ran­za che i gio­va­ni d’oggi pos­sa­no ritro­va­re l’amore sper­du­to di una par­ti­tel­la al cam­pet­to tra ami­ci, sen­za il neces­sa­rio biso­gno di posta­re e ripo­sta­re le ‘pro­ve’ sui social.

(RV)

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