“Solo targhe italiane? Il genitore forse non sa che…”

La let­te­ra di un geni­to­re alle auto­ri­tà per segna­la­re il for­te nume­ro di gio­va­ni pro­ve­nien­te dal­le zone ros­se non ha man­ca­to di far discu­te­re. Una pre­sa di posi­zio­ne for­te, det­ta­ta dal­la fru­stra­zio­ne di aver visto “solo tar­ghe ita­lia­ne” in un cen­tro spor­ti­vo del Mendrisiotto.

Ma le con­tro-repli­che non man­ca­no. Se più di una per­so­na appog­gia e con­di­vi­de lo scrit­to (che tro­va­te qui), altret­tan­to cor­po­so è il fron­te dei con­tra­ri. “Caro/a geni­to­re – si leg­ge in una rispo­sta invia­ta alla nostra reda­zio­ne –, for­se non sa che tut­te quel­le tar­ghe ita­lia­ne sono di gio­ca­to­ri che in Sviz­ze­ra ci entra­no prin­ci­pal­men­te per lavorare”.

“Qual­cu­no ha det­to al geni­to­re in que­stio­ne che – con un immi­nen­te avvio dei cam­pio­na­ti gio­va­ni­li – anche i cosid­det­ti fron­ta­lie­ri del cal­cio pos­so­no entra­re per svol­ge­re un’attività sportiva”.

“Quan­to ai for­ma­to­ri ita­lia­ni – scri­ve un altro –, per­ce­pi­sco­no un rim­bor­so spe­se per alle­na­re e for­ma­re i nostri gio­va­ni. È quin­di leci­to lasciar­li entra­re sen­za cade­re in ste­ri­li pole­mi­che che nul­la portano”.

Dura la rea­zio­ne anche dall’Italia. “Quan­do i bar da noi era­no aper­ti si può dire che c’erano solo tar­ghe tici­ne­si. Ma qui nes­su­no ha nien­te da dire?!”.

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