Il Triathlon come scuola di vita. Oltre la fatica con Gilles Wasser, la promessa ticinese

*Estratto dell’intervista a INFO PMI

Gilles Wasser compie oggi 18 anni. È considerato uno dei più promettenti triatleti ticinesi. E nelle prossime righe capirete perché. Prima di farvi apprezzare e presentare la promessa del Triathlon, sentiamo il bisogno di rivelarvi che la ‘carta d’identità’ di Gilles l’abbiamo dovuta leggere almeno due – se non tre – volte. Quell’anno di nascita 2003 stampato sul documento tradisce e spiazza. Tradisce, eccome. La maturità, l’intelligenza, la determinazione, il modo di parlare, la cosiddetta ‘fame agonistica’ riscontrate nel neo maggiorenne sono – per chi scrive – oggettivamente fuori dal comune. Sì, ha ragione chi sostiene che l’età è soltanto un numero.

Da New York al Ticino, un amore a prima vista

I colpi di fulmine esistono. In amore e nello sport. Non solo nei film, ma anche nella vita reale. È il caso di Gilles, che al Triahtlon si è avvicinato dopo aver ammirato con i propri occhi la celebre maratona di New York. “Quattro anni fa mi trovai – ci confida – in vacanza negli States con mia madre. Non ero a conoscenza di questa corsa, ma dopo aver respirato quell’atmosfera mi sono appassionato e, al rientro in Ticino, ho deciso di iniziare. Quattro mesi dopo ero ai nastri di partenza della mezza maratona di Lugano. Risultato? Buono, senza infamia né lode. Ho continuato a correre, a migliorare e un anno dopo ci ho riprovato”. E qui la prima medaglia d’oro al collo a soli 16 anni: “Terminai al primo posto nella categoria Under 20”.

“L’allenamento e la fatica devono essere presi con il sorriso. Mi sono sempre messo in testa che anche la fatica è allenabile. È l’unico percorso per progredire”

“Subito dopo quella corsa mi infortunai. Non ero seguito da nessuno, facevo tutto di testa mia. Correvo sì veloce, ma male e su distanze poco indicate per degli adolescenti. A lungo andare, dissero i dottori, ne avrei risentito. Decisi, a quel punto, di tuffarmi nel Triathlon per abbinare corsa, nuoto e bici: la scelta migliore che potessi fare. Per acquistare una bicicletta lanciai una raccolta fondi su una nota piattaforma”, aggiunge il giovane atleta.

Lo sprint verso la nazionale

La pandemia ha rallentato soltanto parzialmente il processo di crescita dell’atleta ticinese. “A causa del Covid-19 non ho potuto gareggiare né allenarmi molto in vasca. Pedalare e correre è stato tutto sommato facile, ma per migliorare nel nuoto è necessario trascorrere ore e ore in piscina. E con i centri chiusi non è stato per niente facile”. Il 18enne del Team Triathlon Mendrisiotto ha tenacia a sufficienza e idee chiare per svelare i piani per il suo futuro. “Nel breve-termine sogno di entrare nei ranghi della Nazionale svizzera. Mi impegnerò molto sul nuoto e dedicherò tutta l’estate per essere il più competitivo possibile . Lo sguardo a lungo raggio, invece, è proiettato alle Olimpiadi. “È il mio sogno nel cassetto rappresentare la mia Patria ai Giochi olimpici. Tante volte, prima di dormire, chiudo gli occhi e mi immagino quel giorno”.

È quel brivido lungo il corpo a regalare l’adrenalina necessaria a Gilles per continuare a inseguire il suo sogno. D’altronde, senza un chiaro obiettivo all’orizzonte, non è facile suddividere le giornate tra scuola e allenamenti. “Facile non lo è, anche perché la mia è una vita diversa da quella di tanti coetanei. Mi alleno circa 20 ore a settimana. Come faccio? Semplice: carta, penna e programmo le giornate. Scandisco il tempo e ci sto dentro. Senza organizzazione sei perso. Ho poi la fortuna di frequentare un liceo scientifico sportivo che mi agevola”.

Triathlon, scuola di vita

Il triathlon non è una disciplina adatta a chi una soglia della fatica a bassi livelli. Ti forgia il carattere e l’anima. Un meccanismo che Gilles ha compreso fin da subito. “È vero, è uno sport individuale. Prima che contro gli altri gareggi contro te stesso. Ti cambia, ti porta alla scoperta del tuo corpo e dei rispettivi limiti. Alla mia età non è facile, ma bisogna credere in quello che si fa e io ci credo”.

L’importanza del supporto

Gilles segue allenamenti precisi pianificati e concordati con l’allenatore Stefano Bianchi perché “uno può essere forte quanto vuole, ma senza gli insegnamenti e le nozioni di un allenatore non si va da nessuna parte”. A supportare il triatleta c’è un folto entourage che comprende nutrizionista, massaggiatore, fisieoterapista, osteopata, oltre – ça va sans dire – al sostegno di famiglia e sponsor. “Sono consapevole degli sforzi che la mia famiglia fa per permettermi di nutrire il mio sogno. Sono, inoltre, consapevole del fondamentale contributo di chi mi sostiene. Il Triathlon è uno sport molto costoso e cerco di gestire spese ed entrate personalmente per dare ai soldi il giusto valore”.

Oltre la fatica

La caparbietà di Gilles può fungere d’esempio e forza per tanti giovani (e non solo) troppo pigri nello svolgere attività sportive. “L’allenamento e la fatica devono essere presi con il sorriso. Mi sono sempre messo in testa che anche la fatica è allenabile. È l’unico percorso per progredire. Il tempo, poi, rivelerà sempre i sacrifici e sarà un tuo alleato”.

*L’intervista integrale uscirà prossimamente con l’edizione del Basso Mendrisiotto di INFO PMI

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