Viva il calcio, quello vero!

La crea­zio­ne del­la Super­le­ga è l’ar­go­men­to più discus­so, cal­ci­sti­ca­men­te par­lan­do. Stri­scio­ni affis­si a mo’ di pro­te­sta, pre­se di posi­zio­ni pub­bli­che, sfot­tò e ‘minac­ce’ vere e pro­prie. Tan­ti sono gli inte­res­si in bal­lo, così come tan­ti sono i milio­ni in bal­lo. Che poi – det­to – one­sta­men­te è il dio dena­ro a coman­da­re una simi­le ope­ra­zio­ne e nien­t’al­tro. No, nem­me­no quel­la voglia mora­li­sta di un cal­cio d’é­li­te che alcu­ni paventano.

Sta­va­mo per scri­ve­re un edi­to­ria­le, a favo­re del cal­cio. Quel­lo vero. Fat­to di sogni, sacri­fi­ci, emo­zio­ni e impre­se spor­ti­ve. Quel­lo dove Davi­de bat­te Golia. Quel­lo dove le pic­co­le si fan­no gran­di, con i pro­get­ti, con i gio­va­ni, con le favo­le come quel­le del Lei­ce­ster di Ranie­ri. Sì, anche se la Sviz­ze­ra rischia di rima­ne­re fuo­ri dal­la Super­le­ga, sta­va­mo per scri­ve­re un editoriale.

Poi ci sia­mo imbat­tu­ti nel­le dichia­ra­zio­ni di Mesut Özil, che meglio rispec­chia­no il nostro pen­sie­ro e pos­so­no esse­re assai più effi­ca­ci. “I bam­bi­ni – scri­ve – cre­sco­no sognan­do di vin­ce­re i mon­dia­li e la cham­pions. Non una super­le­ga. Il bel­lo dei big match è che capi­ta­no una o due vol­te all’an­no. Non ogni set­ti­ma­na. È incomprensibile”.

Ed è in momen­ti come que­sti che capia­mo di esse­re sem­pre più lon­ta­ni da un cal­cio che non ci rispec­chia, dove il cam­po con­ta sem­pre meno e dove la par­te eco­no­mi­ca non è un pre­mio al lavo­ro svol­to, ma la base preponderante.

Sem­pre viva il cal­cio, ma quel­lo vero.

RV

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