A Baldo quel che è di Baldo

Ieri, lune­dì 24 mag­gio, nel cor­so del­la tra­smis­sio­ne ‘Fuo­ri­gio­co’ su Tele­Ti­ci­no è sta­to ospi­te Bal­do Rai­ne­ri, alle­na­to­re del FC Chias­so. Anco­ra in atte­sa di cono­sce­re il suo futu­ro dopo la retro­ces­sio­ne, Bal­do ci ha mes­so la fac­cia. Come sem­pre, sen­za fron­zo­li e fan­do­nie. Ne è nata, gior­na­li­sti­ca­men­te par­lan­do, una chiac­chie­ra­ta sin­ce­ra, qua­si tra ami­ci, sen­za fil­tri e che ha evi­den­zia­to una vol­ta di più il lato uma­no dell’allenatore ticinese.

Il per­so­na­le con­si­glio – spe­cie a chi ha la cri­ti­ca faci­le – è quel­la di recu­pe­ra­re la pun­ta­ta (qui il link). Ci per­met­tia­mo, però, di ripor­ta­re alcu­ni stral­ci che ci han­no col­pi­to particolarmente.

Bal­do­lan­dia c’è ancora

“Noi sia­mo par­ti­ti con una chia­ra idea di gio­co. L’idea era quel­la di pro­por­re un 4–3‑3 di un cer­to tipo. Stra­da facen­do, mi sono accor­to che vi era­no del­le dif­fi­col­tà. In cor­sa abbia­mo modi­fi­ca­to e sono arri­va­ti alcu­ni risul­ta­ti. Ho poco da rim­pro­ve­ra­re ai ragazzi”.

“Ahi­mè, si per­sa una squa­dra glo­rio­sa in Chal­len­ge in Tici­no. Que­ste sono cose che mi fan­no sta­re male. Poi il Chias­so ripar­ti­rà al meglio. Con me? C’è la pos­si­bi­li­tà, ma dob­bia­mo vede­re. Mi pia­ce­reb­be ave­re una pro­gram­ma­zio­ne e un pote­re deci­sio­na­le sul­la scel­ta dei gio­ca­to­ri. Per­ché cer­co gio­ca­to­ri fun­zio­na­li al pro­get­to tec­ni­co. A Chias­so è pos­si­bi­le far­lo. Ma il cal­cio è nel­le mani dei procuratori”.

Il mon­do vero è là fuori

“Io vedo il cal­cio come una pro­fes­sio­ne. Tra tut­ti quel­li che ci sono in Chal­len­ge sono l’unico alle­na­to­re che vie­ne ‘dal mon­do rea­le’, quel­lo vero. Ho fat­to tut­te le cate­go­rie. Ho lavo­ra­to nel mon­do rea­le. Lo dico sem­pre ai gio­ca­to­ri ‘Gode­te­vi que­sto momen­to, cer­ca­te la glo­ria, per­ché poi quan­do usci­te dal can­cel­lo è dura’.

“Vivo di sogni”

“Sì, sarei pron­to per la Super Lea­gue. Cer­to. Un alle­na­to­re deve esse­re valu­ta­to per il suo lavo­ro. Io non ho un pro­cu­ra­to­re. Quan­do sta­vo a casa che il tele­fo­no non suo­na­va, io pren­de­vo il tele­fo­no e chia­ma­vo io. Non mi ver­go­gno a dir­lo. Quan­do non si ha lavo­ro fuo­ri dal cal­cio cosa si fa? Io l’ho fat­to. Tan­te vol­te va bene e tan­te altre male. Io vivo di sogni: poter alle­na­re Luga­no, Basi­lea, Zuri­go, (…) sareb­be un sogno. Io l’ho det­to ai ragaz­zi: a voi vi aspet­ta una car­rie­ra, a me mi aspet­ta il diva­no di casa sedu­to ad aspet­ta­re che il tele­fo­no suo­na. In giro non c’è gen­te che non fa bene al calcio”.

“Dico­no che il mio coa­ching non sia idea­le per squa­dre impor­tan­ti. Ma fate­mi capire…di cosa par­lia­mo? La cosa che mi ha fat­to più male è quan­do mi han­no det­to che a me non impor­ta­va del Chias­so. Io ado­ro le squa­dre che ho alle­na­to. Che moti­vo c’è di voler­mi col­pi­re in que­sta manie­ra? Pre­fe­ri­sco uno che mi dice che non sono bra­vo e preparato”.

Screen­shot TeleTicino

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