Team Ticino, l’orgoglio del giorno dopo

*Di Ric­car­do Vassalli

Musi lun­ghi, testa chi­na ma sguar­do fie­ro. Non era­va­mo pre­sen­ti sul pull­mann che ha tra­spor­ta­to la U18 del Team Tici­no di ritor­no dal­la Tis­sot Are­na di Bien­ne, dove i gio­va­ni talen­ti nostra­ni sono sta­ti scon­fit­ti ai rigo­ri dai pari età del Ser­vet­te ieri sera in fina­le di Cop­pa Sviz­ze­ra. Non era­va­mo pre­sen­ti, ma ce la imma­gi­nia­mo così quel­la scena.

Non era­va­mo pre­sen­ti allo sta­dio, ma attac­ca­ti allo scher­mo del­la tv sì. Per rias­su­mer­vi la par­ti­ta e per gode­re del buon cal­cio del­la trup­pa di Lan­za. Ieri, per la ter­za vol­ta nel­la sua sto­ria, il Team Tici­no U18 ha per­so una fina­le, ma ha gua­da­gna­to fama e fame, popo­la­ri­tà, rispet­to e tan­to altro.

Sare­mo for­se mala­ti di cal­cio noi, ma ieri – come non suc­ce­de­va da un po’, si è acce­sa quel­la fiam­ma d’orgoglio nel tifa­re una squa­dra tici­ne­se. Lo si capi­va dal­le doc­ce affret­ta­te post alle­na­men­to, da quel ‘scu­sa, scap­po a vede­re il Team’, lo si capi­va dai tan­ti mes­sag­gi rice­vu­ti di chi vole­va ma non pote­va segui­re la par­ti­ta. Lo si capi­va dai mes­sag­gi degli appas­sio­na­ti, atten­ti a ogni sin­go­la mos­sa dei 22 in cam­po e le scel­te dei due alle­na­to­ri. Lo si intui­va dai sus­sul­ti nel fina­le, che Muci e com­pa­gni sono sta­ti capa­ci di rega­lar­ci. E da tan­to, fida­te­vi, qual­cu­no non assi­ste­va a una par­ti­ta in pie­di davan­ti al diva­no. Tut­ti sia­mo sta­ti Lan­za, Muci, Moro­so­li o Ravel­li ieri sera. Lo sia­mo sta­ti tut­ti per­ché tut­ti abbia­mo “alle­na­to”, “lottato”,“parato” o “sba­glia­to il rigo­re”. Lo abbia­mo fat­to tut­ti insieme.

Lo si capi­sce dall’orgoglio del gior­no dopo. Scon­fit­ti, ma a testa alta. Il gior­no dopo la fina­le non c’è spa­zio per tri­stez­za e risen­ti­men­ti, non per chi è sce­so in cam­po. Se è giu­sto che ai pro­ta­go­ni­sti “bru­ci”, è giu­sto che il Tici­no cal­ci­sti­co si sia schie­ra­to a fian­co del­le gio­va­ni promesse.

Non sarà una lot­te­ria dei rigo­ri a stra­vol­ge­re car­rie­re e pia­ni futu­ri. Oggi, nei gior­ni dell’uscita del Divin Codi­ni, il famo­so det­to vale anco­ra di più: “non è mica da un cal­cio di rigo­re che si giu­di­ca un cal­cia­to­re”. Oggi, nei gior­ni che pre­ce­do­no la ripar­ten­za del cal­cio ama­to­ria­le, ci sen­tia­mo anco­ra più fie­ri e orgo­glio­si di aver ripri­sti­na­to emo­zio­ni e sen­sa­zio­ni che una tici­ne­se in fina­le è capa­ce di far risvegliare.

“Di quel cam­pio­ne che toc­ca­va ogni pal­lo­ne come se fos­se la vita
Lo so potrà sem­brar­ti un’esagerazione
Ma pure quel rigore
A me ha inse­gna­to un po’ la vita”

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