Arzo, la carica di mister Recce: “La panchina? Un onore. Dai giocatori voglio il sorriso stampato in faccia”

Intervista al nuovo allenatore dell’Arzo Emanuele Recce.

Mister, erediti una squadra che ha chiuso in crescendo. Che effetto ti fa dopo l’esperienza da vice diventare la prima guida?

“Recentemente mi sono diviso tra campo e panchina per dare una mano a Mister Carrozza, che ci tengo a ringraziare di cuore per il lavoro svolto negli ultimi tre anni. Per me, che faccio parte di questa società da 7 anni, è motivo d’orgoglio diventare allenatore: sono davvero motivato e non vedo l’ora di iniziare. Ringrazio il comitato per la fiducia riposta nei miei confronti, sono sicuro che sarà un’esperienza arricchente sia dal punto di vista calcistico che dal punto di vista umano. L’andata diciamo che non è iniziata nel migliore dei modi, ma ci siamo ripresi alla grande e ora vogliamo continuare su questa strada. L’atteggiamento mostrato nella seconda parte mi fa ben sperare”.

Conoscere il gruppo è un per te un vantaggio non da poco…

“Sì, questo può sicuramente rappresentare un vantaggio. Fino ad un mese fa ero un loro compagno di squadra, per cui conosco carattere e capacità di tutti i ragazzi. Ne ho già parlato con loro: la mia volontà è quella di mantenere un gruppo sano ed unito sia dentro che fuori dal campo. E per riuscirci avrò bisogno di tutti, anche del comitato. Siamo un’entità unica, un “noi”: ci tengo che passi questo messaggio”.

Quale sarà il tuo credo calcistico?

“Mi sono sempre piaciute le squadre che cercano di imporre il proprio gioco, con tanto possesso e la palla sempre a terra. So che è difficile da applicare, ma questa è la mia idea e conto sull’appoggio dei miei giocatori. Insieme a Francesco Caccavari e Marco Gerosa, che mi aiuteranno in questa avventura, cercheremo di fare del nostro meglio”.

Le partenze di Vittori e Lavagetti si faranno sentire?

“Prima che ottimi giocatori, Lavagetti e Vittori sono due bravi ragazzi, dei quali serberemo uno splendido ricordo. Sicuramente dispiace che ci abbiano lasciato a metà stagione – entrambi lo sanno – ma a prevalere è l’orgoglio per aver dato loro la possibilità di giocare in categorie superiori. La nostra, ci tengo a ribadirlo, vuole essere una società giovane e legata al territorio, che punta a far crescere tutti i suoi giovani. In quest’ottica siamo contenti della promozione negli A1 dei nostri Allievi A. Puntiamo forte sul nostro settore giovanile e vogliamo che la nostra squadra del futuro sia formata il più possibile da giocatori cresciuti nel nostro Raggruppamento. Per tornare alla domanda: sono soddisfatto della rosa che ho a disposizione e sono sicuro che possiamo lavorare alla grande”.

Cosa non dovrà mai mancare alla tua squadra?

“Quello a cui tengo particolarmente è che tutti arrivino ad ogni allenamento con il sorriso stampato in faccia e la voglia di divertirsi. Vorrei una squadra che abbia piacere a giocare a calcio, abbinando passione, rispetto e volontà di migliorare. In campo poi voglio vedere coraggio: perché in fondo s’impara soprattutto sbagliando”.

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