Stefano Maccoppi: “Voglio ancora allenare. Lugano, pensa in grande. Van Basten e Altobelli pazzeschi”

CHIASSO – 203 presenze e 7 reti in Serie A italiana, 158 e 6 gol in B. Numeri mica da ridere per un difensore centrale. Il curriculum di Stefano Maccoppi merita di essere approfondito. Una volta appesi gli scarpini al chiodo – dopo aver contribuito a scrivere la storia di club come Piacenza, Como e Bari –, Maccoppi intraprende un’esaltante carriera da allenatore. In Svizzera ha allenato Bellinzona, Chiasso, Locarno, Yverdon, Chaux de Fonds e Stade Lausanne, oltre a ricoprire altri incarichi tecnici allo Xamax e al Sion.

A quasi 60 anni, però, Stefano ha ancora voglia di campo, di panchina. Spesso segue il figlio (Andrea, capitano del Chiasso) e altrettanto spesso studia i colleghi. Tra una passeggiata in campagna e l’altra, i pensieri di Stefano finiscono sempre lì: al rettangolo verde, ovviamente. Lo abbiamo intervistato.

Mister, cosa fa oggi? Come si tiene occupato?

“Ad oggi seguo il calcio e mi aggiorno andando vedere varie squadre, sia in allenamento che in partita. Cerco di capire i ragionamenti dei vari mister e rispettive idee. Ho, inoltre, due nipotini (Alessandro e Riccardo) e due figli Andrea che è a Chiasso e Alice che fa la restauratrice a Firenze. Ho poi i miei hobby come suonare il pianoforte o le camminate in campagna”.

Quanto le manca la panchina? Potremo presto rivederla alla guida di un club?

“Mi manca tantissimo. Ho troppa voglia di stare in campo con i giocatori, confrontarmi con loro e studiare le migliori soluzioni per farli esprimere al meglio. Mi vedrete presto in panchina? Lo spero e me lo auguro. Ho avuto svariate proposte in questo anno e mezzo, anche in ruoli che per il momento non mi sento di perseguire. Sento di poter dare ancora tanto in campo”.

Pronostici: dove arriverà il Lugano? E il Chiasso di suo figlio?

“Spero più in alto possibile. La società ha fatto una precisa e coraggiosa scelta mettendo alla guida Croci Torti, coadiuvato da Ortelli, e si è rivelata secondo me vincente! Conosco Mattia e ‘Cao’ ed hanno la mia stima: sono grandi conoscitori di calcio e delle dinamiche di spogliatoio e non solo. Il Lugano è in mani sicure e auguro ai bianconeri di arrivare alle qualificazioni per la Champions. Ne sarei felice”.

E il Chiasso di suo figlio? 

“Ha avuto un periodo iniziale ottimo sorprendendo tutti in testa alla classifica. Probabilmente, non sono riusciti a gestire il carico emozionale. A farne le spese è stato Baldo (Raineri), tecnico preparato e che fa il suo lavoro con grande passione. Il nuovo allenatore Vitali ha buone idee e si applica molto. Speriamo che possa rilanciare il Chiasso nel girone di ritorno e mantenere viva la sfida con Bellinzona, Stade Nyonnais e il sorprendete Breitenrain che non molla un colpo”.

Le piacerebbe un giorno allenare ancora suo figlio?

“Ho avuto il piacere di allenare Andrea nella squadra primavera della Sampdoria. Fu molto stimolante per me, ma penso anche per lui. Tempo fa c’è stata più volte la possibilità che le nostre strade si potessero ancora incrociare, ma non si è concretizzato nulla. Per rispondere alla domanda, a me personalmente piacerebbe ma…”.

Ma?

“So che per lui sarebbe più calvario che una bella esperienza. Magari…un giorno mi farà da assistente o viceversa quando smetterà di giocare. Ma è un giorno ancora lontano. Ha tanta voglia di allenarsi e giocare”.

Maccoppi Junior studia però già da allenatore. Ripercorrerà le orme del papà?

Io ed Andrea abbiamo un continuo scambio di vedute e concetti non solo calcistici. Ha una bella testa per fare l’allenatore. Si confronta con me, con i suoi allenatori. È curioso e ha voglia di sapere quanto può essere interessante guidare un gruppo di ragazzi e trasmettere le proprie idee. È affascinato dal ruolo. Però, ripeto, ha ancora tanta voglia di giocare ed è bene che continui a farlo finché si sente bene”.

Torniamo al suo curriculum. Nelle numerose esperienze in A con Como e Piacenza qual è il suo ricordo più bello?

Como è stata la mia casa, la mia costruzione sia come uomo e come giocatore. Mi porto dietro insegnamenti di vita e calcistici che ho potuto apprendere da grandi maestri e dal grande Mino Favini, all’epoca responsabile del settore giovanile. Ma in tutte le piazze dove sono stato mi sono divertito e acculturato. È per questo che mi ritengo un uomo fortunato. Nella vita ho fatto quello che desideravo fare: giocare in Serie A”.

Da difensore, qualche attaccate buono l’ha sfidato…

“In quegli anni in Serie A c’erano giocatori immensi. Stilare una lista è complicato. Da Zico e Maradona, passando per Platini, Scirea, Baresi, Diaz, Battistuta, Balbo. Senza dimenticare Zidane, Ronaldo, Baggio, Del Piero, Totti. Il più forte affrontato? Van Basten quello straniero e Altobelli quello italiano. Giocatori incredibili e imprevedibili”.

Quale la squadra ticinese che secondo lei avrà un radioso futuro?

“Direi il Lugano. Ha già idee di trasformazione per prima squadra e settore giovanile, oltre alla costruzione del nuovo stadio che spero possa essere un buon auspicio per tutto il calcio ticinese e non solo”.

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